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Gli uccelli
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Una scena del film
Titolo originale: The Birds
Lingua originale: Inglese
Paese: Stati Uniti d'America
Anno: 1963
Durata: 119 min
Colore: Colore
Audio: Sonoro
Rapporto: 1,37 : 1
Genere: Horror
Regia: Alfred Hitchcock
Soggetto: Daphne Du Maurier
Sceneggiatura: Evan Hunter
Produttore: Alfred Hitchcock (non accreditato)
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Produttore 3D: {{{3Dproduttore}}}
Casa di produzione: Universal Pictures e Alfred J. Hitchcock Productions (non accreditato)
Distribuzione (Italia): Universal
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali:
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Doppiatori italiani:
Episodi:
Fotografia: Robert Burks
Montaggio: George Tomasini
Effetti speciali: Lawrence A. Hampton, Dave Fleischer (non accreditato) e Chuck Gaspar (non accreditato)
Musiche: Bernard Herrmann
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia: Robert Boyle
Dialoghi: {{{nomedialoghista}}}
Costumi: Edith Head
Trucco: Virginia Darcy e Howard Smit
Sfondi: {{{nomesfondo}}}
Premi:
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Prequel: {{{nomeprequel}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}



Gli uccelli è un film del 1963 diretto da Alfred Hitchcock.

Fu presentato fuori concorso al 16º Festival di Cannes[1] ed è considerato uno dei capolavori di Hitchcock.

Trama Modifica

Produzione Modifica

Il film fu prodotto e distribuito dall'Universal Pictures.

SoggettoModifica

Fu tratto dall'omonimo racconto di Daphne Du Maurier, di cui però mantiene solo l'idea centrale, cioè l'attacco degli uccelli contro gli uomini.

Hitchcock aveva ripensato al racconto dopo aver letto sul quotidiano di Santa Cruz, Sentinel, del 18 agosto 1961, la notizia di una nuova invasione di uccelli marini fra le case sulla costa, più ampia e devastante di quella avvenuta nell'anno precedente.[2]

Sceneggiatura Modifica

La sceneggiatura fu scritta da Evan Hunter e i personaggi sono creati ex novo.

Cast Modifica

Hitchcock non utilizzò attori già affermati nel ruolo dei protagonisti, anche per contenere i costi del film, già molto alti per gli effetti speciali.

Scritturò Tippi Hedren, allora nota come modella, per il ruolo femminile, e ne guidò persolmente l'interpretazione, trasformandola in una vera attrice (le assegnerà il ruolo di protagonista anche nel successivo film, Marnie).

Il protagonista maschile fu interpretato da Rod Taylor, al suo primo ruolo cinematografico di una certa importanza, mentre nella parte della madre del protagonista maschile Hitchcock volle l'attrice di teatro Jessica Tandy.

Nella parte della maestra, anziché Anne Bancroft, proposta da Hunter, Hitchcock scelse Suzanne Pleshette, notata in ruoli televisivi.[2]

Riprese Modifica

Le riprese iniziarono nel marzo 1962 e durarono fino al luglio 1962.[2]

Durante le riprese si dovettero affrontare innumerevoli problemi: i componenti della troupe furono graffiati e beccati; Tippi Hedren, nella scena in cui sale in una camera e viene aggredita dagli uccelli, fu ferita al viso da uno dei gabbiani; il lunedì successivo, quando dovettero riprendere le riprese, la trovarono stesa sul divano in stato di choc. Usarono quindi una controfigura per la scena in cui Mitch la porta giù dalle scale.

Uno dei corvi addestrati aveva preso in antipatia Rod Taylor, e appena lui arrivava sul set chiedeva preoccupato se l'uccello lavorasse quel giorno; il corvo, però, lo aspettava puntualmente appoggiato su una trave del set e lo inseguiva per beccarlo.

LuoghiModifica

California settentrionale e studi dell'Universal Pictures.

A Bodega Bay, piccolo porto sul Pacifico, a circa 60 miglia (un centinaio di chilometri) da San Francisco], la protagonista trascorre il fine settimana e si svolge la maggior parte del film; furono ricostruite fedelmente delle abitazioni esistenti per la casa e la fattoria.[3]

CostiModifica

Il film costò circa 2.500.000 dollari.

PrimaModifica

La prima si ebbe il 28 marzo 1963.

Colonna sonora Modifica

Il film è sperimentale e originale anche dal punto di vista della colonna sonora.

Priva di accompagnamento musicale tradizionale, ad eccezione di un accenno del Premiére Arabesque di Claude Debussy sonato al pianoforte da Melania e di una canzoncina cantata dai bambini della scuola, Risseldy Rosseldy, una versione americana della canzone popolare scozzese di Wee Cooper O'Fife, la colonna sonora è costituita unicamente dai rumori degli uccelli elaborati come una vera partitura.

Un trio di esperti, composto da Bernard Herrmann, Remi Gassmann e Oskar Sala, ebbe il compito di creare artificialmente tutti i rumori degli uccelli con uno strumento elettronico chiamato Trautonium dal nome del suo inventore Friedrich Trautwein.[2]

Hitchcock racconta a TruffautModifica

I rumori erano trattati ed elaborati secondo le indicazioni del regista che dettava alla segretaria una vera e propria sceneggiatura dei suoni. "Facevamo veramente qualcosa di sperimentale con tutti questi suoni autentici, che poi stilizzavamo in modo da trarne maggiori effetti drammatici".[3]

Battiti d'aliModifica

"Per esempio, quando Melania, rinchiusa nella mansarda, è attaccata dagli uccelli, avevamo molti suoni naturali, dei battiti di ali, ma li abbiamo stilizzati per ottenere un'intensità maggiore. Bisognava ottenere un'ondata minacciosa di vibrazioni piuttosto che un suono di un solo livello, al fine di avere una variazione di questo rumore, qualcosa di simile al suono ineguale prodotto dalle ali"."[3]

Passi e inquadratureModifica

Nella scena in cui Lydia, la madre di Mitch, trova il cadavere dell'agricoltore, la colonna sonora è fondamentale. Il rumore dei passi della donna che corre nel cortile, all'esterno, è differente da quello dei passi nel corridoio all'interno della casa, sottolineati da una leggera eco. Il rumore dei passi è inoltre accompagnato da riprese dall'alto mentre quando la donna, impietrita dal terrore, resta immobile, si passa al primo piano e, quando torna a muoversi, "il rumore dei passi è proporzionato alla dimensione dell'immagine, aumenta fino a quando entra nel camioncino e a questo punto si sente un suono di agonia, quello del rumore del motore del camioncino, deformato".[3]

Il "grido" mutoModifica

Lydia terrorizzata non riesce a parlare, né ad emettere alcun suono: apre la bocca e non esce alcun grido. L'effetto è molto intenso e l'inquadratura ricorda il famoso quadro di Edvard Munch, L'urlo. Non e' da escludere che il cineasta sapesse della scena della brechtiana "Madre coraggio" (immediato dopoguerra), in cui la protagonista, alla vista dell'uccisione della figlia - dopo avere assistito alla morte di altri due figli - "emette" il famoso non urlo, rimanendo pietrificata a bocca aperta: l'interprete era Helen Weigel, moglie di Bertolt Brecht. La scena verra' copiata, anzi "citata", come usa dire in gergo artistico, da Lina Volonghi, nei panni di Madre coraggio, produzione Teatro Stabile di Genova, 1971, per la regia di Luigi Squarzina.

SilenzioModifica

"Per la scena finale, quando Rod Taylor apre la porta della casa e vede per la prima volta degli uccelli a perdita d'occhio, ho chiesto un silenzio, ma non un silenzio qualsiasi; un silenzio elettronico di una monotonia che potesse evocare il rumore del mare che giunge da molto lontano"."[3]

Effetti specialiModifica

Delle 1500 inquadrature previste (circa il doppio di quelle di un film normale e quasi il triplo di quante ne usasse Hitchcock di solito), quasi 400 contenevano trucchi e fotomontaggi.[4]

Hitchcock richiese la collaborazione di molti esperti: lo scenografo Robert Boyle, il direttore della fotografia Robert Burks, il montatore George Tomasini.

Poiché detestava lavorare in esterni la maggior parte dei fondi che si vedono sono stati dipinti. Nonostante le difficoltà per le tecniche di ripresa sul fondale blu in uso in quel periodo, trovarono un'alternativa usando il metodo introdotto da Walt Disney, mascherine e fondali illuminati con lampade al sodio su fondale giallo.

Gli addetti agli effetti speciali e quelli del reparto ottico lavorarono sul film per più di un anno.[5]

"Tutte le risorse del cinema disponibili nel 1962 furono messe in gioco per la realizzazione di questo film, che stava man mano diventando il più costoso, tecnicamente più ambizioso e programmato in modo più rigoroso di tutti".[2]

Gli animaliModifica

Ray Berwick, l'addomesticatore degli uccelli, addestrò gabbiani, corvi, cornacchie, a colpire, a ritornare ai loro posti, a piombare di nuovo sopra le loro vittime.

L'associazione per la protezione degli animali, "Humane Society", era presente sul set per assicurarsi che non venisse fatto del male agli uccelli, che fossero alimentati in modo corretto e che non si abusasse del loro lavoro.[2]

Si utilizzarono inoltre uccelli meccanici, costruiti apposta per le scene in cui recitavano i bambini. Si fece ricorso anche all'animazione.

AccoglienzaModifica

Il film ebbe successo di pubblico. Nei primi mesi di proiezioni incassò oltre 11 milioni di dollari.

CriticaModifica

Il film fu complessivamente sottovalutato dalla critica internazionale.

Era stato criticato negativamente da parecchi articoli apparsi sulla stampa americana (New York Times, Newsweek, New Yorker): per la mancanza di una ferma conclusione, per una costruzione debole, per l'amalgama non del tutto riuscito fra commedia e horror, per le interpretazioni poco convincenti dei due protagonisti, infine per la delusione di non trovare il thriller a cui il regista aveva abituato il suo pubblico.

Definizioni e giudiziModifica

Truffaut: "Il film è chiaramente una costruzione intellettuale, una fantasia".[3]

Noel Simsolo lo definisce una meditazione sul cosmo, in particolare sulla posizione e sul ruolo dell'uomo nel cosmo.[6]

Federico Fellini afferma che è una delle opere di Hitchcock da lui predilette, uno dei più grandi film di tutti i tempi: " Gli uccelli può venire meglio apprezzato non come una narrazione lineare, ma più come un poema lirico tragico i cui episodi sono come stanze che rafforzano un singolo tema a livello emotivo."[7]

Riconoscimenti Modifica

Finale Modifica

Una prima versione della sceneggiatura prevedeva che i fuggiaschi giungessero a San Francisco e trovassero il Golden Gate invaso dagli uccelli. In seguito, Hitchcock optò per un finale aperto a diverse interpretazioni (modo di fare in molti suoi film) e volle che dopo l'ultima inquadratura non comparisse la scritta "The End".

Cameo di Hitchcock Modifica

Come in quasi tutti gli altri suoi film, Hitchcock appare in un cameo: ne Gli uccelli lo si vede, all'inizio, uscire dal negozio di animali con due cani al guinzaglio.

Sequel Modifica

Del film sono stati realizzeti due seguiti: uno aprocrifo, Uccelli 2 - La paura (1987), ed uno ufficiale: Gli uccelli II (1994) di cui però manca il cast originale.

References Modifica

  1. (EN) Official Selection 1963. festival-cannes.fr. URL consultato il 11 giugno 2011.
  2. 2,0 2,1 2,2 2,3 2,4 2,5 Donald Spoto,Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino, 2006, pp. 568-579.
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 3,4 3,5 François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, 2009, pp. 244-246
  4. Cinefantastique, anno X, n°2, autunno 1980, pp. 15-35, citato da Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino, 2006
  5. Robert Boyle, Intervista rilasciata a Donald Spoto, 1º marzo 1982, e articolo pubblicato su Film Comment, anno XIV, n°3, maggio-giugno 1978, pp. 33-35, citati nel libro di Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino, 2006, pag, 571,
  6. Noel Simsolo, Alfred Hitchcock, Seghers, 1969, pag. 111.
  7. Intervista rilasciata da Federico Fellini a Donald Spoto in data 8 maggio 1980.

Locandina Modifica

Gli uccelli.png

La locandina del film

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