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Il ritorno di Don Camillo
Il ritorno di Don Camillo.jpg
Una scena del film
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Lingua originale: Italiano
Paese: Italia/Francia
Anno: 1953
Durata: 115 min
Colore: B/N
Audio: Sonoro
Rapporto: 1,37 : 1
Genere: commedia
Regia: Julien Duvivier
Soggetto: Giovannino Guareschi
Sceneggiatura: Julien Duvivier e René Barjavel
Produttore: {{{nomeproduttore}}}
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Produttore 3D: {{{3Dproduttore}}}
Casa di produzione: Les Films Ariane, Filmsonor, Francinex e Rizzoli Film
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali:
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Doppiatori italiani:
Episodi:
Fotografia: A. Brizzi
Montaggio: {{{nomemontaggio}}}
Effetti speciali: L.B. Abbott, Bacucchi e Olivieri
Musiche: Alessandro Cicognini
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia: Virgilio Marchi
Dialoghi: {{{nomedialoghista}}}
Costumi: {{{nomecostumista}}}
Trucco: {{{nometruccatore}}}
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Premi:
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Prequel: {{{nomeprequel}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}



Il ritorno di Don Camillo è un film del 1953, diretto dal regista Julien Duvivier.

TramaModifica

La storia continua con le avventure di don Camillo, sollevato dall'incarico di parroco di [Brescello per punizione, cui si aggiunge il viaggio forzato nella remota parrocchia di Montenara, sperduta tra i monti. Qui, in un ambiente freddo, svolge il suo ministero nel luogo frequentato dalla sola Perpetua.

Nel frattempo nella città di Brescello l'avversario di sempre di don Camillo, Peppone, si ritrova ad affrontare molti problemi e non ha neanche l'aiuto del nuovo parroco. Solo il ritorno di don Camillo porrà fine alle dispute che coinvolgono anche un proprietario terriero (Cagnola), che non voleva cedere parte delle sue terre per costruire un argine sul Po, per prevenire alluvioni, e che, in un alterco, ferisce il compagno "Nero" credendo di averlo addirittura ucciso e viene ferito a sua volta da Peppone, che anch'esso teme di averlo ammazzato. Entrambi per avere un alibi si rivolgono a Don Camillo nel suo esilio a Montenara. Don Camillo riesce a calmare la situazione, strappando la promessa a Cagnola che egli avrebbe ceduto le terre necessarie per fare l'argine.

Per questo fatto, Peppone si rivolge al vescovo per farsi rimandare Don Camillo a Brescello, e viene accontentato, con l'ammonimento da parte del prelato, che poi non venga più a lamentarsi se riceverà ancora tavolate in testa. Al ritorno al paese Don Camillo dovrà porre fine ad una rissa alla casa del popolo scoppiata al termine di un incontro di Boxe, organizzato appositamente in contemporanea con l'arrivo del parroco alla stazione, per evitare ad esso un bagno di folla che sarebbe stato "il trionfo della reazione"Poi accade che Cagnola si rimangia la promessa delle terre, ritenendo l' argine inutile per prevenire alluvioni, che puntualmente si verificheranno subito, e in modo tale che anche l'argine eventualmente costruito non sarebbe servito a niente.

Anche il "Nero" se la cava, ma il vecchio medico del paese, il dott. Spiletti, conservatore ma amato dal popolo per la sua professionalità sempre dimostrata verso tutti e senza distinzione politica, dato per morente varie volte, ma sempre "resuscitato" puntualmente, propone a questi di vendergli l'anima "se non credi all'anima vendimela, se non ce l'hai davvero, vorrà dire che ci ho rimesso i soldi, ma se ce l'hai diventa mia". Il Nero tra mille dubbi, pensando anche che non sia giusto vendere qualcosa che non ha, l'anima appunto, si lascia però convincere. Ciò gli procurerà un serio problema psicologico che lo turberà per parecchio tempo, finché non interverrà Don Camillo stracciando il contratto eregolarmente stipulato per la vendita dell'anima e bruciando le banconote ricevute dal Nero, (che voleva restituire al dottore) come sacrileghe.

Don Camillo avrà poi a che fare con Marchetti, un ex gerarca fascista del posto, tornato al paese in incognito dopo averlo lasciato dopo la guerra, travestito da indiano a carnevale, che viene riconosciuto da Peppone che ben ricorda l'olio di ricino fattogli bere durante il ventennio. L'ex gerarca si rifugia in canonica, ma anche Don Camillo aveva lo stesso tipo di conto in sospeso. Finirà che prima Peppone berrà dell'olio di ricino, da lui stesso comprato per rendere pan per focaccia all'ex camicia nera, sotto la minaccia di un fucile strappato a Don Camillo e ritenuto carico da parte del fascista, poi sarà questi a bere con la forza quell'olio, il fucile infatti era scarico e sarà facilmente sopraffatto dal prete e poi cacciato, infine il Cristo imporrà a Don Camillo di bere l'olio anche lui, per la violenza usata.

Altri problemi Don Camillo li avrà col figlio di Peppone, svogliato a scuola e per questo messo in collegio da cui scappa sovente, riuscirà a parlargli e a convincere il padre di riportarlo a scuola al paese, dove in una lite col figlio di Cagnola viene ferito gravemente, ma riesce a guarire anche per le preghiere del parroco; e con la sfida tra gli orologi del campanile e della casa del popolo:per evitare che nessuno dei due sia in ritardo rispetto all'altro, il parroco e Peppone spostano continuamente in avanti le lancette dei rispettivi orologi, ottenendo che non si sa più che ora sia in paese.

L'alluvione arriverà e sarà tremenda, ma Don Camillo resterà sulla torre campanaria, che svetta sul paese completamente allagato e da là manderà messaggi di conforto e di speranza alla popolazione sfollata.

Locandina Modifica

Il ritorno di Don Camillo locandina.jpg

La locandina del film

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