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Luchino Visconti

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Luchino Visconti
Luchino Visconti.gif

Regista
Periodo attività 1943 - 1976
Nascita Milano
bandiera Italia
2 novembre 1906
Morte Roma
bandiera Italia
17 marzo 1976(1976-03-17) (69 anni)

Luchino Visconti di Modrone conte di Lonate Pozzolo è stato un regista italiano.

Vita e opere Modifica

Figlio quartogenito del duca Giuseppe Visconti di Modrone e di Carla Erba, proprietaria della più grande casa farmaceutica italiana, fratello minore di Guido, Luigi ed Edoardo, maggiore di Giovanna, Nane e Uberta. Presta servizio militare come sottufficiale di cavalleria a Pinerolo e vive gli anni della sua gioventù agiata occupandosi dei cavalli di una scuderia di sua proprietà. Frequenta, con alterni risultati[1], il liceo classico Berchet di Milano, dove viene bocciato al ginnasio. Fin da ragazzo studia violoncello ed è influenzato dal mondo della lirica e del melodramma: il padre è infatti uno dei finanziatori del Teatro alla Scala e il salotto di casa Visconti è frequentato, tra gli altri, da Arturo Toscanini. Numerosi artisti vengono ospitati anche nella residenza cernobbiese di Villa Erba, sul Lago di Como, dove il giovane Visconti trascorre saltuariamente le vacanze estive con la madre Carla.

La carriera cinematografica di Visconti inizia nel 1936 in Francia, come assistente alla regia e ai costumi per Jean Renoir, conosciuto attraverso la comune amica Coco Chanel. Al suo fianco contribuisce alla realizzazione di Les basfonds e di Une partie de campagne.

Il realismo di Renoir lo influenzerà profondamente. Sempre in Francia entra in contatto con alcuni militanti di sinistra fuoriusciti dall'Italia che ne influenzano le convinzioni politiche. Dopo un breve soggiorno a Hollywood, rientra in Italia nel 1939 a causa della morte della madre. Inizia a lavorare con Renoir ad un adattamento cinematografico della Tosca, ma dopo l'inizio della guerra, il regista francese è costretto a lasciare il set, e viene sostituito dal tedesco Karl Koch.

Dopo la scomparsa della madre si stabilisce a Roma e qui l'incontro con i giovani intellettuali collaboratori della rivista Cinema sarà fondamentale. Da questo gruppo nasce una nuova idea di cinema che superi le melense commedie del cinema dei telefoni bianchi, ambientate in ville lussuose, per raccontrare realisticamente la vita e i drammi quotidiani della gente. Su queste basi, insieme a Pietro Ingrao, Mario Alicata e Giuseppe De Santis, nel 1942 mette in cantiere il suo primo film, Ossessione, ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James Cain. Protagonisti sono Clara Calamai, che sostituisce all'ultimo momento Anna Magnani costretta ad abbandonare il progetto perché in stato di avanzata gravidanza, Massimo Girotti, nella parte del meccanico Gino, Juan de Landa, nel ruolo del marito tradito, ed Elio Marcuzzo nel personaggio de «Lo spagnolo». La vicenda si svolge in un'osteria che sorge lungo una strada della bassa padana, poi si sposta ad Ancona e infine a Ferrara; questa scelta coraggiosa perché, in quegli anni, controcorrente, dà al film un tono di realtà quotidiana che sorprese allora e continua a sorprendere. Con Ossessione Visconti dà inizio il genere cinematografico del Neorealismo. È proprio il montatore del film, Mario Serandrei, che visionando la pellicola girata darà per primo al film la definizione di 'neorealista', ufficializzando così la nascita di uno stile espressivo che avrà grande fortuna negli anni seguenti. Il film ha una distribuzione discontinua e tormentata in un'Italia sconvolta dalla guerra.

Un secondo progetto, la trasposizione de L'amante di Gramigna di Giovanni Verga, non va in porto a causa della censura posta dal ministro Alessandro Pavolini.

Alla fine del conflitto Visconti è costretto ad iscriversi al Partito Comunista Italiano per aver salva la vita in quanto nobile, parente del Podestà di Milano e inizialmente ben rivolto verso le idee fasciste.

Nello stesso tempo si dedica all'allestimento di drammi in prosa con assolute prime rappresentazioni (rimase leggendaria la compagnia formata con Paolo Stoppa e Rina Morelli) e, negli anni cinquanta, anche alla regìa di melodrammi lirici, avendo l'opportunità di dirigere Maria Callas, nel 1955, con La Sonnambula e La Traviata.

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Una scena de «La Terra Trema»

Nel 1948 torna dietro la macchina da presa realizzando un film polemico e crudo, che denuncia apertamente le condizioni sociali delle classi più povere, La terra trema, adattamento dal romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga, di stampo quasi documentaristico. È uno dei pochi film italiani interamente parlati in dialetto. Nel 1950 vi fu una seconda edizione del film doppiata in lingua italiana.

Bellissima del 1951, tratto da un soggetto di Cesare Zavattini, con Anna Magnani e Walter Chiari, analizza con spietatezza il 'dietro le quinte' del mondo cinematografico.

Siamo donne del 1953, sempre tratto da un soggetto di Zavattini, mostra un episodio della vita privata di quattro attrici celebri (Anna Magnani, Alida Valli, Ingrid Bergman e Isa Miranda).

Nel 1954 realizza il suo primo film a colori, Senso, ispirato a un racconto di Camillo Boito, con Alida Valli e Farley Granger. Siamo nel 1866: una nobildonna veneta si innamora di un ufficiale dell'esercito austriaco. Scoperto il tradimento dell'uomo, al quale aveva donato il denaro che doveva servire a una causa patriottica, si trasforma in delatrice e lo fa condannare alla fucilazione. Questo film segna una svolta nell'arte di Visconti, qualcuno lo definirà impropriamente un tradimento del neorealismo: la cura del dettaglio scenografico è estrema.

Le notti bianche del 1957, ispirato al romanzo di Dostoevskij, interpretato da Marcello Mastroianni, Maria Schell e Jean Marais, è un film in bianco e nero, dall'atmosfera plumbea e nebbiosa. Vince il Leone d'Argento a Venezia.

Rocco e i suoi fratelli, del 1960, è la storia di una famiglia di meridionali trapiantata per lavoro a Milano, narrata con i toni della tragedia greca. Provoca grandi polemiche a causa di alcune scene crude e violente oltreché per le posizioni politiche del regista. Il film vince comunque il Gran Premio della Giuria a Venezia.

L'anno seguente, insieme a Vittorio De Sica, Federico Fellini e Mario Monicelli realizza il film a episodi Boccaccio '70. L'episodio di Visconti, Il lavoro, è interpretato da Tomas Milian, Romy Schneider, Romolo Valli e Paolo Stoppa.

Nel 1962 Visconti mette d'accordo critica e pubblico con Il Gattopardo, tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, vincitore della Palma d'oro. Interpretato da Burt Lancaster e Claudia Cardinale, è ambientato nel periodo dello sbarco dei garibaldini in Sicilia. Il culmine del film è la scena finale del ballo, che occupa l'ultima mezz'ora della pellicola. Riscuote grande successo anche in Europa, mentre alla prima uscita negli Stati Uniti, nonostante la presenza di Lancaster, il film ha uno scarso riscontro al botteghino.

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«Il Gattopardo», B.Lancaster e C.Cardinale

Nel 1965 esce il film Vaghe stelle dell'Orsa, ispirata nel titolo a Leopardi. È la storia di un incesto, con richiami alla mitologia, ai tragici greci e a taluni percorsi culturali del novecento, interpretata da Claudia Cardinale e Jean Sorel.

Nel 1966 Visconti gira La strega bruciata viva, un episodio del film collettivo Le streghe, interpretato da Silvana Mangano.

Del 1967 è Lo straniero, ispirato al libro di Albert Camus, con Marcello Mastroianni.

Durante le riprese di Vaghe stelle dell'Orsa (1964) a Visconti viene presentato il giovane Helmut Berger, che diverrà negli anni uno degli 'attori - simbolo' del suo cinema, come già Delon o Claudia Cardinale. Con Helmut Berger Visconti vive anche un'intensa relazione amorosa che, tra gli alti e bassi dovuti al movimentato stile di vita dell'attore austriaco, prosegue fino alla morte del regista.

Alla fine degli anni sessanta Visconti, ispirandosi al dibattito storiografico postnazista, realizza La caduta degli dei (1969), con Helmut Berger nel ruolo del protagonista. La storia è quella dell'ascesa e caduta della famiglia proprietaria delle più importanti acciaierie tedesche all'avvento del nazismo. Il film costituisce il primo tassello di quella che sarà poi definita la 'trilogia tedesca'. Gli altri due film saranno Morte a Venezia del 1971 e Ludwig del 1972.

Morte a Venezia è tratto dal lavoro omonimo di Thomas Mann con la collaborazione del costumista Piero Tosi e la sceneggiatura di Nicola Badalucco e dello stesso Luchino. Nel film, Luchino Visconti racconta in maniera intensa e poetica la vicenda del compositore Gustav von Aschenbach, esplorando il tema di una bellezza ideale e irraggiungibile, da sottolineare la grande interpretazione degli attori Dirk Bogarde nella parte di Aschenbach e di Björn Andresen nel ruolo di Tadzio.

Infine, Ludwig, ancora con Helmut Berger nel ruolo principale, uno dei film più lunghi della storia del cinema italiano (dura oltre 3 ore e 40 minuti nella sua versione integrale) che narra la storia dell'ultimo monarca di Baviera, Ludwig II, e del suo tempestoso rapporto con Richard Wagner nonché del suo progressivo ritirarsi dalla realtà e dalle responsabilità di governo fino alla destituzione e alla morte in circostanze misteriose. La 'trilogia' avrebbe potuto diventare 'tetralogia' con La montagna incantata, un altro lavoro di Mann, alla cui trasposizione cinematografica Visconti è interessato. Ma il 27 luglio 1972, quando sono ormai terminate le riprese del Ludwig ma non ancora iniziato il montaggio, il regista viene colto da un ictus cerebrale che lo lascia paralizzato nella parte sinistra del corpo. Il montaggio di Ludwig viene terminato a Cernobbio.

Malgrado le condizioni di salute, ritorna a lavorare curando nel 1973 un celebre allestimento della Manon Lescaut per il Festival dei Due Mondi di Spoleto diretto da Romolo Valli e, nonostante le grandi difficoltà, riesce a girare due ultiimi film, Gruppo di famiglia in un interno (1974), scopertamente autobiografico e di nuovo interpretato da Burt Lancaster e Helmut Berger, e il crepuscolare L'innocente (1976), tratto dal romanzo omonimo di Gabriele d'Annunzio, interpretato da Giancarlo Giannini e Laura Antonelli.

Luchino Visconti muore il 17 marzo del 1976, colto da una forma grave di trombosi poco dopo aver visionato insieme ai suoi più stretti collaboratori il primo montaggio del film a cui stava ancora lavorando. L'innocente verrà presentato al pubblico in quella veste, a parte alcune modifiche apportate dalla co - sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico sulla base di indicazioni del regista durante una discussione di lavoro.

Venne sepolto inizialmente nel Cimitero Monumentale del Verano a Roma. Dall'11 agosto 2003Dall'11 agosto 2003, le sue ceneri, assieme a quelle della sorella Uberta, sono conservate sotto una roccia sull'isola d'Ischia, nella sua storica residenza estiva "La Colombaia".[2]

Curiosità Modifica

Per lungo tempo si è discusso sul reale pensiero politico del regista. È certo che sia stato iscritto al PCI e che si sia sempre circondato di persone di sinistra, ma va tuttavia detto che è cresciuto in un ambiente di destra e che quasdi ognuno dei suoi film mostra una chiara avversione al comunismo. Persino molti comunisti dell'epoca ritenevano Visconti come una possibile spia all'interno del Partito Comunista a causa della sua natura nobiliare e della sua formazione conservatrice.

Filmografia Modifica

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Una scena del film Ludwig

Regista Modifica

Aiuto Regista Modifica

Sceneggiatore Modifica

Riconoscimenti Modifica

Premi cinematografici Modifica

Francobollo Visconti.jpg

Visconti in un francobollo commemorativo nel centenario della nascita (2006)

Celebrazioni Modifica

  • Nel 2006 le Poste italiane hanno emesso un francobollo commemorativo del centenario della nascita di Luchino Visconti.
  • Un'emissione dedicata a Visconti nel centenario della nascita è stata curata anche dalle Poste del Principato di Monaco e da quelle della Repubblica di San Marino.

Note Modifica

  1. Carriera di Visconti al Berchet
  2. Momenti da ricordare della fondazione La Colombaia di Visconti [1]

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