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Paolo Villaggio
Paolo Villaggio

Attore
Periodo attività 1900-2000-2010
Nascita Italia
30 dicembre 1932 (1932-12-30) (84 anni)

Paolo Villaggio è stato un attore Italiano.

Interprete televisivo e cinematografico di personaggi legati ad una comicità paradossale e grottesca, come il professor Kranz e il timidissimo Giandomenico Fracchia, è noto soprattutto per la creazione letteraria e la seguente interpretazione cinematografica (in dieci pellicole) del ragionier Ugo Fantozzi. All'attività comica corrisponde anche quella di scrittore, iniziata proprio con un libro su Fantozzi al quale seguiranno altri sei sul ragioniere, e altri libri di carattere satirico. Ha recitato in parti più drammatiche, partecipando a film di registi come Federico Fellini, Marco Ferreri, Luigi Comencini, Lina Wertmuller, Ermanno Olmi e Mario Monicelli.

Biografia Modifica

L'infanzia e il periodo giovanile Modifica

Nasce a Genova il 30 dicembre del 1932[1], fratello gemello di Piero Villaggio, futuro docente alla Scuola normale superiore di Pisa. Il padre Ettore (19051992) è un geometra di origine palermitana, e la madre, la veneziana Maria, è insegnante di lingua tedesca. Frequenta le elementari nella scuola Diaz a Genova, assieme al fratello e al futuro dirigente Fiat, Paolo Fresco. Gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza verranno spesso ricordati dall'attore genovese, nella sua piece teatrale, Delirio di un povero vecchio: lo sbarco delle forze alleate, lo stupore nel trovarsi per la prima volta di fronte a soldati stranieri, l'assaggiare bevande e pietanze (come coca cola e cibi in scatola), che per un adolescente dell'epoca, erano del tutto inusuali[2] la famiglia Villaggio, pur essendo agiata e dell'alta borghesia genovese, subisce ugualmente le ristrettezze e le privazioni della Seconda guerra mondiale.

Frequenta il liceo classico "Andrea Doria", iniziando poi gli studi di Giurisprudenza all'università di Genova, studi che però abbandona per dedicarsi a svariati impieghi. In quegli anni conosce Tina Lagostena Bassi. Nel 1954 al Lido di Genova, conosce Maura Albites, che verso la fine degli anni cinquanta diverrà sua moglie, dalla quale avrà due figli: Elisabetta e Pierfrancesco. Quest'ultimo, in seguito, comparirà anche in alcune pellicole del padre.

Dopo gli studi attraverserà diverse esperienze lavorative, da cameriere a speaker della BBC, fino a diventare cabarettista e intrattenitore su navi da crociera insieme all'amico Fabrizio De André e a Silvio Berlusconi[3]. Ciò sarà poi smentito in un primo tempo dallo stesso attore in un'intervista al quotidiano Libero, nel Giugno del 2009.[4] per poi essere confermato nel settembre 2012 in un'intervista al quotidiano Calabria Ora. Villaggio ammise che Berlusconi era davvero su quella nave insieme a lui e a De André ma aveva negato il fatto perché annoiato dal fatto che spesso i giornalisti gli chiedevano sempre di raccontare quell'episodio.[5] Negli Anni Sessanta, viene assunto, come impiegato, in una delle più importanti industrie siderurgiche italiane, la Italsider: da quest'ultima esperienza lavorativa trarrà l'ispirazione per creare il personaggio del ragioner Ugo Fantozzi che in seguito lo renderà popolarissimo.[6]

L'amicizia con Fabrizio De André Modifica

Durante gli anni cinquanta e sessanta, Villaggio conosce il futuro cantautore Fabrizio De André, diventandone intimo amico e con il quale dividerà gran parte delle sue scorribande giovanili; è lo stesso De André a ricordare il loro primo incontro, avvenuto nel 1948: "L'ho incontrato per la prima volta a Pocol, sopra Cortina; io ero un ragazzino incazzato che parlava sporco; gli piacevo perché ero tormentato, inquieto e lui lo era altrettanto, solo che era più controllato, forse perché era più grande di me e allora subito si investì della parte del fratello maggiore e mi diceva "Guarda, tu le parolacce non le devi dire, tu dici le parolacce per essere al centro dell'attenzione, sei uno stronzo".[7]. Sarà lo stesso Villaggio a ricordare in un'altra intervista, gli anni della loro giovinezza, le serate passate nelle varie osterie genovesi o in gruppo a casa di amici, spesso a inventare ogni notte giochi e scherzi di ogni tipo: "Tutto considerato è stato importante crescere insieme, perché eravamo molto intonati, due vere voci soliste, nei giochi, negli scherzi, in tutto" ...e ancora: "Io e Fabrizio eravamo, direi senza saperlo, due veri creativi e lo abbiamo poi dimostrato nella vita[...] lui si comportava come me, cioè facevamo una vita dissennata, andavamo a caccia di amici terribili; i nostri genitori erano terrificati da questo tipo di vita, non si faceva niente e si dormiva regolarmente sino alle due del pomeriggio".[8]. Un'amicizia che, in seguito, si farà anche artistica e produrrà, all'inizio degli anni sessanta, i testi delle canzoni Il fannullone, che sembra proprio sottolineare in maniera ironica i giorni dissipati dai due amici: Senza pretese di voler strafare/io dormo al giorno quattordici ore/ anche per questo nel mio rione/ godo la fama di fannullone... e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, entrambi di Villaggio e incise da Fabrizio De André, autore invece delle musiche. Quest'ultimo brano è inserito nell'album del cantautore genovese Volume I, uscito nel 1967. Un'amicizia sempre sentita, quella tra i due artisti, che lo stesso Villaggio, nel giorno della scomparsa dell'amico, ricorderà ai microfoni del TG5:" Abbiamo vissuto insieme varie stagioni della vita, abbiamo vissuto la fame, la Genova ancora con l'odore dei pitosfori[...] era una persona molto sensibile e ovviamente quando si è molto amici, soprattutto d'infanzia, si parla della morte come di un fatto lontano, del tutto improbabile. Adesso che invece la cosa è accaduta e quando stava per succedere, non abbiamo mai avuto più il coraggio, negli ultimi due mesi, né di incontrarci, né di parlare della cosa, perché questa volta non era un gioco, non era letteratura, era la terribile realtà"[9].

Gli anni cinquanta: Gli inizi nella compagnia goliardica Mario Baistrocchi Modifica

Durante la metà degli anni cinquanta si unisce alla Compagnia goliardica Mario Baistrocchi, antica compagnia teatrale di Genova, attiva fin dal 1913 e composta da attori e ballerini non professionisti, di solito ex studenti dell'Università degli studi di Genova. Le varie rappresentazioni messe in scena avevano spesso intenti di satira politica, spesso prendendo di mira i politici locali, non trascurando comunque quelli di livello nazionale. La compagnia è stata nel tempo un laboratorio per personaggi che in seguito entreranno nel mondo dello spettacolo come Fabrizio De André, Enzo Tortora, Carmelo Bene e lo stesso Villaggio. Il comico genovese entrò a far parte della compagnia negli anni cinquanta sia in veste di autore dei testi, che in quelle di presentatore. Vi partecipò in quasi tutte le edizioni, comprese fra il 1956 e il 1966. Tra gli sketch di questo periodo, se ne ricordano alcuni basati sulla presa in giro di personaggi famosi (di questo periodo è infatti la canzone Carlo Martello). Nel 1956 si esibisce inoltre al Teatrino di Piazza Marsala a Genova dove fa esordire sul palcoscenico un personaggio dalla voce "sfiatata", timidissimo, che anticipa le caratteristiche dei suoi personaggi futuri più famosi come Fantozzi e Fracchia. A questo periodo risale anche l'esordio del Professor Kranz, sempre al Teatrino di Piazza Marsala.

A scoprire la vena artistica di Villaggio (manifestatasi già dai tempi della sua collaborazione con la Compagnia goliardica Mario Baistrocchi) è Maurizio Costanzo, che nel 1967 gli consiglia di esibirsi in un cabaret di Roma.

Gli anni sessanta: il cattivissimo Villaggio di Quelli della domenica Modifica

Dopo anni di cabaret e a seguito della scoperta di Maurizio Costanzo, il 4 febbraio 1968, Villaggio esordisce sul piccolo schermo, conducendo il programma d'intrattenimento Quelli della domenica, dove ha modo di far conoscere, da una parte, un tipo di comicità strettamente "fisica", come nel caso dell'aggressivo e sadico Professor Kranz, e dall'altra il suo primo personaggio umiliato e sottomesso, Giandomenico Fracchia, caratterizzato da una voce sfiatata e da una mimica gommosa e inedita. Il primo personaggio ad imporsi è il professor Kranz, sorta di prestigiatore da strapazzo che ogni domenica, con ironico accento tedesco e con toni fintamente autoritari, coinvolge la platea in giochi di prestigio spesso ingenui e infantili, sovente scoperti dal pubblico. La frase con cui apriva l'esibizione "Chi viene voi adesso?" divenne un tormentone. Anche nelle vesti di conduttore dà vita a una comicità pungente, costruita su una voce forte e rabbiosa, colorita da un lessico spesso surreale e impietoso.

Se i personaggi di Fracchia e Kranz vengono interpretati dall'attore in prima persona, il personaggio di Fantozzi è invece, dallo stesso, semplicemente "raccontato", attraverso monologhi, tutti formulati in terza persona. Le storie narrate hanno come argomento le varie disavventure del ragioniere, che fin dall'inizio si pongono come genesi stessa del personaggio, introducendo elementi che verranno maggiormente ripresi e aggiornati in seguito. Questi racconti hanno l'esplicito intento di rimarcare i difetti e le contraddizioni della società italiana, usando appositamente un linguaggio iperbolico, senza però essere del tutto avulse dalla realtà. L'attore ligure, infatti, nel preparare i vari sketch si ispira soprattutto alle proprie esperienze personali, citando moltissimi personaggi realmente conosciuti. Tra questi vi è lo stesso Fantozzi, compagno di lavoro dell'artista ai tempi in cui era impiegato all'Italsider, e vero ispiratore del personaggio, la cui scrivania era realmente confinata in un sottoscala. Nei vari monologhi verranno citati come compagni d'avventura del ragioniere anche i vari Fracchia e Filini e altri nomi di impiegati che in seguito, sul grande schermo, assumeranno un volto e un'interpretazione. Tipiche del Villaggio di questo periodo sono, come già ricordato, sia la voce impostata, sia la cattiveria di fondo, che mirano a un calcolato cinismo e insieme a una sprezzante ironia.

Villaggio, inoltre, sollecitò un tipo di regia, che fosse il più possibile disancorata dagli schemi dell'epoca, imponendo agli operatori, riprese che eliminassero ogni distanza tra spettatore e artista. Il comico genovese, infatti, presentava le sue gag, proprio in mezzo al pubblico, spesso recitando a soggetto e senza nessun canovaccio di sorta. In più, il costante coinvolgere e aggredire lo spettatore in sala, aveva lo scopo di renderlo a tutti gli effetti protagonista della scena, trasformandolo inevitabilmente in parte integrante dell'esibizione. Il programma, dopo un iniziale insuccesso, incontrò, in seguito, i favori del pubblico, convincendo i produttori ad allungare le programmazioni fino al mese di Giugno. Merito della riuscita del programma va anche al già collaudatissimo duo Ric e Gian e all'esordiente coppia di comici Cochi e Renato, anch'essi protagonisti di punta della trasmissione. Molto spazio era dedicato alla musica leggera, dove ogni domenica Villaggio aveva modo di presentare molti artisti affermati come Mina, Adriano Celentano, Lucio Dalla e tanti altri; lo stesso Louis Armstrong prese parte alla trasmissione, nello stesso periodo in cui si esibì al Festival di Sanremo.

Dopo Quelli della domenica, nel 1969 Villaggio conduce una nuova trasmissione È domenica, ma senza impegno, con la partecipazione di Cochi e Renato, del Quartetto Cetra, di Ombretta Colli, Gianni Agus e Oreste Lionello. Qui Villaggio reinterpreta nuovamente Fracchia, modellandolo nella sua forma pressoché definitiva; infatti i vari sketch che si susseguono, hanno già in nuce tutti gli elementi che caratterizzeranno il personaggio negli anni a venire: la poltrona sacco in cui non riesce a sedere, l'autoritario capufficio (impersonato da Gianni Agus), la voce "sfiatata" e numerosi tormentoni verbali, tra i quali «Com'è umano, lei!», «Mi si sono intrecciati i diti!», << mi ripeta la domanda!>> e tanti altri. Partecipa ad altre trasmissioni televisive, come in quelle di Corrado e Renzo Arbore (Speciale per voi), conducendo anche il programma La luna nelle canzoni, storico evento che raccontava, attraverso le canzoni e i vari collegamenti in diretta, il primo sbarco dell'uomo sulla luna. Tra le tante attività collaterali di Villaggio vi è anche la radio, presenta, infatti nel 1967/68 Gran varietà, assieme a Raffaella Carrà. Tra i suoi lavori radiofonici da ricordare anche Il sabato del villaggio, del 1968 e Formula uno, del 1971, dove era solito intervistare i grandi protagonisti della musica italiana come Lucio Battisti e molti altri[10].

Nello stesso 1968, ha inizio per il comico genovese, anche la parallela attività cinematografica. Esordisce, infatti, al cinema nel film "Eat it!", seguito da "Il terribile ispettore", del 1969. Da ricordare, inoltre, il film di Ruggero Deodato "I quattro del pater noster", dove recita assieme ai comici Enrico Montesano, Lino Toffolo e Oreste Lionello.

Gli anni settanta: l'esordio letterario di Fantozzi Modifica

Nel frattempo, pubblica sull'Europeo e sull'Espresso i racconti, tratti dai monologhi delle trasmissioni televisive; dove il personaggio Fantozzi acquisirà un'importanza sempre maggiore, diventando un MacGuffin catalizzatore di tutte le storie, che descrivono - secondo il suo stile satirico e iperbolico - tutte le ingiustizie e bassezze della società italiana. Tra i comprimari continua a figurare Fracchia, che diventerà il consueto "organizzatore" di gite aziendali (ruolo che sarà poi ricoperto dal ragionier Filini). I racconti si susseguono regolarmente; così, ad ogni uscita, la maschera di Fantozzi, prende lentamente forma, e anche se nessuno gli ha ancora prestato un volto, comincia ad assumere caratteristiche ben definite. Ne esce fuori il ritratto di un piccolo "uomo senza qualità", sempre oppresso dai suoi superiori e assolutamente incapace di vivere in armonia con sé e con gli altri. "Fantozzi, come la maggioranza dell'umanità, non ha talento. E lo sa. Non si batte per vincere né per perdere ma per sopravvivere. E questo gli permette di essere indistruttibile. La gente lo vede, ci si riconosce, ne ride, si sente meglio e continua a comportarsi come Fantozzi"[11].

Nel 1971, questi racconti confluiscono nell'opera prima Fantozzi, che diventa ben presto un bestseller, (più di un milione di copie vendute),[12] venendo anche tradotta in molte lingue. Infatti l'attore genovese vince, in Unione Sovietica, il premio Gogol come "miglior scrittore in cirillico", nella sezione "migliore opera umoristica")[13]. Nel 2011, per i 150 anni dell'Unità d'Italia, il libro è stato scelto dal comitato scientifico del Centro per il libro e la lettura tra i 150 libri che hanno segnato la storia del nostro paese[14]. In questi testi, raccolti come già detto nel 1971, appaiono per la prima volta e in maniera definitiva i vari compagni di disavventure del ragioniere, destinati ad accompagnarlo per moltissimi anni: la remissiva e disillusa moglie "signora Pina", la mostruosa figlia Mariangela; il compagno di lavoro "ragionier Filini"; la collega Silvani, eterna signorina ed eterna fiamma del timido Fantozzi; lo sbruffone geometra Calboni e "il megadirettore galattico" che incombe col suo potere assoluto sulle vite dei suoi dipendenti. Il libro illustra in maniera ancor più chiara la natura del personaggio: Fantozzi è debole e servile come sa esserlo solo il piccolo-borghese, sempre terrorizzato dai superiori, timido e impacciato fino al catastrofico, si presenta come "vittima naturale dei mass media, del consumismo e della pubblicità televisiva, tragicamente incapace di adeguarsi ai modelli sociali che mitizza quotidianamente"[15].

Da ricordare anche l'uso di un lessico, creato dallo stesso Villaggio, molto particolare, "spesso sospeso tra astrazioni metaforiche e degenerazioni burocratiche",[11] (basti ricordare espressioni come "megagalattico", "grand uff. cav. lup. mann.", "salivazione azzerata", "ma se ne vadi", "com'è buono lei"...). Il successo del libro spinge Villaggio a scriverne un seguito, Il secondo tragico libro di Fantozzi, uscito nel 1974, dove si perfeziona il carattere e la vis comica del personaggio e "in cui si possono sentire molte influenze letterarie (il travet francese, la lezione russa di Gogol' e Cechov) e cinematografiche (il delirio sadomaso dei cartoon e la scuola di Tex Avery e le varie invenzioni surreali di Frank Tashlin)[16]. Tra i due libri citati, esce nel 1972 per la Bompiani, Come farsi una cultura mostruosa, secondo libro umoristico dell'artista genovese. In quest'opera Villaggio si diverte a sottoporre al lettore una serie di nomi di cose, località e persone di cui si deve indovinare la definizione giusta tra le quattro opzioni da lui proposte. Ovviamente tre delle opzioni sono completamente sbagliate e l'autore se ne serve per provocare le risate del lettore.

La collaborazione con Vittorio GassmanModifica

All'inizio degli anni settanta Villaggio intensifica la sua produzione cinematografica, grazie al sodalizio con Vittorio Gassman, all'epoca mattatore della commedia all'italiana. L'occasione si presenta allorché Mario Monicelli, anche su pressione dei produttori, decide di girare il seguito dell'armata Brancaleone. Tra i protagonisti del film vi sono, oltre naturalmente a Gassman, anche Stefania Sandrelli, Lino Toffolo, Gigi Proietti, Shel Shapiro e Paolo Villaggio. A quest'ultimo viene affidato il ruolo del soldato alemanno Torz. Cosicché Villaggio, in Brancaleone alle crociate, in un certo modo sostituisce la parte che fu nel primo episodio di Gian Maria Volonté. Anche qui ritroviamo un grottesco duello tra il protagonista e l'antagonista di turno; questa volta al posto del principe Teofilatto (Volonté), Brancaleone dovrà vedersela con l'infanticida Torz (Villaggio). Il personaggio dell'alemanno è naturalmente un chiaro riferimento alla comicità di Kranz, che Monicelli volle sfruttare per rendere ancora più surreale il seguito. Il film fu così l'inizo di una collaborazione artistica tra Gassman e Villaggio che durò 3 anni, dal 1970 al 1972, fruttando altri due film e varie comparsate televisive per promuovere l'uscita dei film. L'insolita accoppiata, spesso, si presentava sul piccolo schermo inscenando appositi sketch: Gassman recitava il ruolo di assoluto protagonista, egocentrico e sbruffone e Villaggio quello della "spalla", cercando di demolire la "vanagloria" dell'altro.[17] Al cinema recitarono, come su detto, in altre due pellicole: Che c'entriamo noi con la rivoluzione? di Sergio Corbucci, dove un prete (Villaggio) e un attore (Gassman) vengono coinvolti nella rivoluzione messicane e Senza famiglia nullatenenti cercano affetto, la cui regia è dello stesso Gassman. I due attori si rincontreranno sul set anni dopo, nel 1981, recitando nel film Il turno, di Tonino Cervi, ispirato al romanzo di Pirandello, assieme ad altri attori come Bernard Blier, Laura Antonelli, Gianni Cavina e Tiberio Murgia. Sempre nel periodo della sua collaborazione con Gassman, recita anche nel film di Salvatore Samperi, Beati i ricchi, oltre a partecipare a trasmissioni quali, Senza Rete, per la regia di Enzo Trapani e Signore e signora con Lando Buzzanca e Delia Scala. Infine nel 1972 partecipa, nelle vesti di "guastatore" al Festival di Sanremo, condotto da Mike Bongiorno e Sylva Koscina.

Tra Nanni Loy, Pupi Avati, Ferreri e Comencini Modifica

Conclusasi l'esperienza con Gassman, Villaggio recite in varie commedie. Dapprima viene diretto nel 1973 da Nanni Loy nel film di satira politica Sistemo l'america e torno, dove interpreta il ruolo di un ingegnere inviato in america per reclutare un giocatore di pallacanestro, salvo poi scoprire essere un militante dei Black Power. Partecipa poi al grottesco Non toccare la donna bianca, dell'amico Marco Ferreri dove ha modo di recitare con alcuni dei massimi attori italiani e francesi come Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Catherine Deneuve, Michel Piccoli e Philippe Noiret. Il film rievoca in toni paradossali, il celebre episodio della battaglia di Little Big Horn, quando gli indiani riuscirono a sconfiggere il famoso generale Custer. Villaggio interpreta il ruolo di una curiosa e bizzarra spia americana. Il film è la prima e ultima collaborazione con il regista meneghino, infatti anni più tardi, nel 1991, a Villaggio sarebbe andata la parte del protagonista del nuovo film di Ferreri, La Carne, assieme a Francesca Dellera, ruolo, poi, rifiutato dallo stesso su consiglio di Cecchi Gori, per non rovinarsi l'immagine di attore comico che ormai da tempo aveva presso il pubblico[18]. Nel 1975 Pupi Avati lo vuole come protagonista della commedia La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone, ruolo che successivamente andrà all'amico Ugo Tognazzi. Villaggio parteciperà ugualmente al film nella parte di "Checco Biancone", un magnaccia strambo e irriverente. Al film parteciperanno, tra gli altri, Gianni Cavina, Delia Broccardo e il cantautore Lucio Dalla. Inoltre partecipa a numerosi film a episodi quali, Di che segno sei, di Sergio Corbucci, del 1975, Quelle strane occasioni, nell'episodio Italian superman, del 1976, sempre di Loy, Tre tigri contro tre tigri, di Steno e Sergio Corbucci e infine Io tigro, tu tigri, egli tigra, di Giorgio Capitani, entrambi del 1977. Inoltre nel 1976, partecipa al film corale Signore e signori buonanotte, qui Villaggio sarà diretto in due episodi, Il disgraziometro, di attribuzione incerta e Mangiamo i bambini, assieme a Gabriella Farinon, diretto da un altro protagonista della commedia all'italiana, Luigi Comencini. L'episodio narra la storia dello studioso Schmidt, che, dopo aver pubblicato un curioso libro, spiega come liberarsi facilmente del sovraffollamento urbano rifacendosi alle celebri teorie di Swift. In questo periodo, anche se Villaggio abbandona le varie conduzioni televisive per dedicarsi a tempo pieno al cinema, non manca di effettuare alcune "comparsate" in veste di ospite, come nella trasmissione Milleluci, condotta da Mina e Raffaella Carrà, dove ha modo di riproporre vari sketch del suo Professor Kranz.[19]

Il sodalizio con Luciano Salce: Villaggio diventa Fantozzi Modifica

Nel 1974, Villaggio, di concerto con la casa di produzione Rizzoli film, decide di trasportare sul grande schermo la maschera di Fantozzi, affidandone la direzione al regista Luciano Salce. Per la stesura dello script, Villaggio viene affiancato dalla coppia di sceneggiatori Leo Benvenuti e Piero De Bernardi che suggerirono all'attore l'inserimento, all'interno del film, di una "voce off" o fuori campo, allo scopo di raccontare le varie sequenze. I commenti off, recitati dallo stesso Villaggio, si ponevano sulla falsariga dei primissimi monologhi effettuati a Quelli della domenica. Curiosamente, l'artista genovese aveva, fin dall' inizio, scartato l'idea di recitare nel film, affidando il ruolo prima all'amico Renato Pozzetto e su rifiuto di quest'ultimo a Ugo Tognazzi[20]. Il successivo rifiuto di Tognazzi, convinse Villaggio a interpretare per la prima volta (e in prima persona) il personaggio di Fantozzi. Infatti da lì in avanti l'attività cinematografica di Villaggio sarà, pressoché, sempre dedicata al cinema comico, formando, con la propria fisicità, l'identikit del personaggio: "Impacciato e catastrofico, tozzo e sgraziato, con la pelle color topo e i capelli giallo sabbia e sempre vestito in modo improbabile: giacca da ragioniere con pantaloni ascellari e un orribile basco in testa.[21] Fantozzi, esce nelle sale cinematografiche nel marzo del 1975 ottenendo un successo superiore al suo esordio narrativo, incassando la cifra di oltre sette miliardi di lire[22] e rimanendo in varie sale cinematografiche per molti mesi. Accanto a Paolo Villaggio vengono poi scelti una serie di attori che contribuiranno in maniera fondamentale al successo del film, così come in quelli successivi: Gigi Reder, nella parte dell'occhialuto ragionier Filini, Anna Mazzamauro, nei panni della riccioluta signorina Silvani, Giuseppe Anatrelli nelle vesti del subdolo geometra Calboni, la moglie Pina, interpretata prima da Liù Bosisio e successivamente da Milena Vukotic e Plinio Fernando, in quelli della mostruosa figlia Mariangela (non a caso fatta interpretare da un uomo); infatti fu lo stesso Salce ad avere questa intuizione, scegliendo per la parte di Mariangela proprio il giovanissimo Fernando.

Un anno dopo, nell'aprile del 1976, sempre per la regia di Salce esce nelle sale Il secondo tragico Fantozzi, che bissa il consenso della pellicola precedente. Anche in questo episodio viene confermato lo stesso cast e girato il tutto nelle medesime location. Nel secondo capitolo della saga, tra le altre cose, viene anche inserita quella che sarebbe diventata una delle frasi più famose di tutta la carriera di Fantozzi ("per me la Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca"!), "disperato grido di ribellione di un impiegato costretto a vedere per l'ennesima volta il film di Ėjzenstejn al cineforum aziendale e subito diventata la frase simbolo di chi si ribellava ai valori sclerotizzati imposti da una cultura ferma al passato".[21] Non essendo stato possibile utilizzare scene originali de La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ėjzenštejn[23], uno dei grandi capolavori del cinema russo d'avanguardia, in fase di sceneggiatura si decise di ricrearlo su pellicola, facendone una parodia; anche il nome del regista venne opportunamente modificato: Sergej M. Ėjzenštejn divenne Serghei M. Einstein. Per questo le scene della gradinata di Odessa, visibili nel film, furono girate dal regista Luciano Salce sulla Scalea Bruno Zevi, di fronte alla Galleria di arte moderna, e la pellicola venne maltrattata per ottenere un effetto di invecchiamento[23].

La riuscita dei due film portano Paolo Villaggio e Luciano Salce a stringere un vero sodalizio che frutterà altre 5 pellicole: Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno, con Eleonora Giorgi, in realtà precedente l'uscita di Fantozzi, Il... Belpaese, film che tratta dell'Italia sconvolta dalla violenza e dalla criminalità con il solito stile paradossale e satirico; il Professor Kranz tedesco di Germania, girato in Brasile nel 1978, con Adolfo Celi, risultato però un fiasco, il segmento Si buana del film Dove vai in vacanza?; infine, avvicinandosi alla più classica commedia degli equivoci con il film Rag. Arturo De Fanti, bancario precario, del 1980, con Catherine Spaak, per quello che resta l' ultima collaborazione di Villaggio con Luciano Salce. Di questo periodo sono inoltre da ricordare, Il signor Robinson, mostruosa storia d'amore e d'avventure, versione fantozziana di Robinson Crusoe diretta da Sergio Corbucci, e il Dottor Jekyll e gentile signora, del 1979, parodia del famoso romanzo di Stevenson, per la regia di Steno che rappresenta una sorta di Fantozzi dal punto di vista dei dirigenti aziendali e che presenta un Villaggio cattivo come agli esordi, interpretazione che dopo il "boom" del personaggio Fantozzi diverrà sempre più rara e sporadica.

Il successo televisivo di Fracchia Modifica

Tra i due film di Fantozzi, nel 1975 torna il televisione quello che Piero De Bernardi definì:" la proiezione nevrotica di Fantozzi", ossia il timido e complessato Giandomenico Fracchia. In questo modo nasce una nuova serie, suddivisa in quattro episodi dal titolo, Giandomenico Fracchia - Sogni Proibiti di uno di noi (con a fianco il nuovo compagno Gigi Reder, Gianni Agus nella parte del cavalier Acetti e Ombretta Colli nella parte della Signorina Ruini, grande amore di Fracchia).

In questa serie, dal taglio decisamente più cinematografico, rispetto alle precedenti comparsate del personaggio, Fracchia è un ragioniere alle dipendenze di una grande azienda (gli esterni ed alcuni interni furono girati negli uffici del Ministero delle Finanze all'EUR, recentemente demoliti), che mentre con i colleghi (tra cui Gigi Reder nella parte del Geometra Borioli) si mostra sicuro e spaccone, in presenza della Signorina Ruini, suo grande amore inconfessato, diventa timido e insicuro e quando si trova in presenza del suo capoufficio, il Cav. Dott. Ulisse Acetti, è messo in soggezione e comincia a balbettare e a parlare con la sua caratteristica voce roca e sfiatata. Quando è convocato nell'ufficio di Acetti, inoltre, Fracchia deve fare i conti con la terribile poltrona sacco, sulla quale non riesce mai a trovare un punto di equilibrio statico.

L'unico sfogo di Fracchia sono unicamente sogni, in cui trionfa sempre, riuscendo sempre a conquistare la Signorina Ruini e a vendicarsi di Acetti, ma ogni volta, destatosi dal sogno è costretto a ripiombare nella sua infelice condizione. Questi sogni sono per lo più la parodia di famosi film, trasmissioni dell'epoca e persino eventi sportivi: tra i personaggi impersonati da Fracchia ci sono Pelé, Raffaella Carrà, Gianni Agnelli e Little Tony.

In ogni episodio Fracchia va dallo psicanalista per riuscire a sconfiggere le sue paure: lì si scopre che la causa delle sue fobie e delle sue insicurezze è il fatto che Fracchia rivede nel capoufficio i suoi genitori con cui ha avuto un difficile rapporto, come si vede nei suoi ricordi (in cui i genitori sono interpretati da Villaggio e doppiati da Gianni Agus, per la corrispondenza genitori-capoufficio).

Alla fine di ogni puntata, lo stesso Paolo Villaggio viene a prendere Fracchia agli studi RAI e vanno via insieme sulle note della canzone "Facciamo finta che..." cantata da Ombretta Colli, con interventi di Paolo Villaggio nella parte di Fracchia. La serie televisiva ottiene successo in tutta Italia e gli episodi, nel corso del tempo saranno spesso replicati, fino ad essere riproposti ancora oggi in televisione (sul canale Rai Educational nell' apposita trasmissione Rewind).

In questa serie molti elementi sono ripresi dai libri e dal coevo film di Fantozzi (mostrando il gusto dell'autocitazione tipico dell'attore genovese). I vestiti, infatti, sono molto simili (come i pantaloni ascellari), anche se Fracchia è privo del celebre basco che caratterizza invece Fantozzi. Comune è poi la presenza di una fiamma irraggiungibile come la Signorina Silvani, qui la signorina Ruini; una costante è infine l'utilizzo di un'utilitaria (per Fantozzi la Bianchina, per Fracchia la Fiat 500). Il personaggio sarà comunque ben lungi dall'andare in pensione, infatti negli anni ottanta, sarà trasportato dapprima al cinema e in seguito, di nuovo, in televisione, sulle allora neonate reti commerciali, dove Villaggio riapparirà, dopo molto tempo, nelle antiche vesti di conduttore televisivo.

Gli anni ottanta: Villaggio tra Fracchia e Fantozzi Modifica

Dopo quattro anni di assenza dalle sale, nel 1980 si ha il rilancio cinematografico di Fantozzi con il film Fantozzi contro tutti, che vede alla regia, per la prima e unica volta, lo stesso Villaggio, coadiuvato dal semi-esordiente Neri Parenti, che a partire dal film Fracchia la belva umana diventerà il suo regista di riferimento, dirigendo la serie di Fantozzi fino al penultimo episodio, Fantozzi - Il ritorno, il film è anticipato dall'omonimo libro uscito per la Rizzoli nel 1979.

Tra le varie novità si segnalano l'assenza di Anna Mazzamauro, nel ruolo della signorina Silvani, e una nuova interprete della signora Pina, Milena Vukotic, che assumerà le vesti della "remissiva moglie" fino all'ultimo episodio (eccezion fatta per Super Fantozzi che vede il ritorno sullo schermo di Liù Bosisio). Si segnala inoltre al presenza di Diego Abatantuono, nei panni del fornaio Cecco, dove ha modo di consolidare al grande pubblico la sua comicità legata al personaggio del "terrunciello", che proprio in quegli anni andava formandosi. L'episodio della corsa ciclista, ha dato il via, dal 1999 ad una vera corsa amatoriale che ha preso, per l'appunto, il nome di "Coppa Cobram". Il film è dedicato alla memoria di Giuseppe Anatrelli, scomparso un anno dopo la fine delle riprese, attore teatrale che divenne famoso proprio interpretando il ruolo del subdolo geometra Calboni. Nello stesso anno anno c'è spazio per le riprese di altri due film, La locandiera, dall'omonimo testo di Goldoni, con Adriano Celentano e Claudia Mori e Il ragionier Arturo De Fanti, bancario precario, con Catherine Spaak, film che sancirà la fine del rapporto professionale con Luciano Salce. Un anno dopo Villaggio fa esordire sul grande schermo anche il personaggio di Fracchia, nel film Fracchia la belva umana, sorta di parodia del Fordiano Tutta la città ne parla, del 1935, che riscuote successo. Il film sarà anche l'occasione per sdoganare Lino Banfi dal cosiddetto cinema di serie B degli anni settanta, scritturandolo per la parte del commissario Auricchio[24]. A contorno tutta una serie di attori, già attivi nel filone fantozziano come Anna Mazzamauro e Gigi Reder (nei panni della mamma della belva umana) e altri, lanciati dallo stesso Villaggio, come Francesco Salvi e Massimo Boldi. Nel cast, compare anche Gianni Agus, nei panni dell'immancabile capo direttore. Ormai indissolubilmente legato al doppio ruolo di Fracchia/Fantozzi, Villaggio (e chi lo metteva sotto contratto) inizia a sfruttare sistematicamente la sua comicità in una serie ininterrotta di "pellicole cloni", dove Villaggio ha modo di ribadire mimica e gag dei suoi personaggi. Così come Totò era sempre Totò in ogni personaggio rappresentato, così Villaggio, in tutte le parti indossate, oscilla costantemente, tra Fracchia e Fantozzi, prostrandosi regolarmente al direttore di turno[25]. Così vengono prodotti, tutta una serie di film assai più disimpegnati e dalla sicura presa sul pubblico, spesso con titoli fantozziani, tra i quali si ricordano: Sogni mostruosamente proibiti, 1982, Bonnie e Clyde all'italiana, con Ornella Muti, Pappa e ciccia, sempre del 1982 e A tu per tu del 1984, con Johnny Dorelli. Intanto nel 1983 ritorna in televisione nel programma di Corrado Ciao Gente, dove lancia il nuovo personaggio di Gemma Pontini. Sempre nello stesso anno esce per la Rizzoli Fantozzi subisce ancora, che porrà le basi per l'uscita, a Natale dello stesso anno, dell'omonimo film. Infatti la nuova pellicola dedicata al ragioniere sarà l'ultima della serie ad essere frutto della penna del comico. Da li in avanti le vicende narrate saranno create dalla sola sceneggiatura, curata a più mani da Benvenuti e De Bernardi, Domenico Saverni e lo stesso Villaggio. Il quarto capitolo della saga, sempre più vicino alle gag slapstick da cartoon sadomaso, vede il ritorno di Anna Mazzamauro e le partecipazioni di Riccardo Garrone, Andrea Roncato e Alessandro Haber. Assieme a Gigi Reder da vita poi ad un'altra pellicola su Fracchia, Fracchia contro dracula, del 1985, che vede la partecipazione di una giovane Isabella Ferrari.

I film commerciali degli anni ottanta e il ritorno alla conduzione televisiva Modifica

Verso la metà degli anni ottanta Villaggio, assieme a Neri Parenti e altri registi, inanellano una serie di pellicole comiche di facile consumo, destinate al grande pubblico. In questo l'attore genovese sarà coadiuvato da molti attori, quali Lino Banfi, Massimo Boldi, Christian De Sica, Teo Teocoli e tanti altri. Di questo periodo si ricordano I pompieri, del 1985, Scuola di ladri,1986, Scuola di ladri parte seconda, del 1987 (che vedono entrambi la partecipazione di Enrico Maria Salerno), tutti diretti da Neri Parenti. Ancora: Grandi Magazzini, del 1986, di Castellano e Pipolo, Pompieri II missione eroica, del 1987 di Giorgio Capitani, Rimini Rimini, del 1987, dove Villaggio e Serena Grandi effettuano la parodia dell'allora celebre 9 settimane e ½ e Roba da ricchi, film a episodi anch'esso del 87, diretto come Rimini Rimini da Sergio Corbucci. Da ricordare, assieme a Banfi Com'è dura l'avventura, di Flavio Mogherini, con la partecipazione di Gastone Moschin. Non mancano casi isolati come Il volpone, del 1988, di Maurizio Ponzi, sorta di aggiornamento di Volpone, di Ben Jonson, con la partecipazione di Enrico Montesano, Enrico Maria Salerno e Renzo Montagnani, dove Villaggio ha modo di rispolverare il cinismo e la cattiveria degli esordi e la serie televisiva Sogni e Bisogni, diretta nel 1985 da Sergio Citti. Anche la saga Fantozziana sembra risentire di questo disimpegno, infatti nel 1987 esce Superfantozzi, che viene visto da molti critici come una sorta di riciclaggio commerciale dello spirito fantozziano. D'altronde lo stesso Neri Parenti dichiarò di voler ridurre i personaggi di Fantozzi e Fracchia a vere e proprie maschere, contro la stessa volontà del loro autore[26]. In direzione opposta si presenta Fantozzi va in pensione, del 1988, "dove la maschera viene deposta per tornare personaggio, riportando alla ribalta i problemi sociali nei quali e dai quali il personaggio era nato. Fantozzi ha lasciato l'ufficio per anzianità e sente improvvisamente il vuoto della vita, proprio come a una maschera a cui viene a mancare il volto; o, più esattamente, come un volto a cui viene a mancare una machera"[27]. Il decennio si chiude con Ho vinto la lotteria di capodanno, sempre con la regia di Neri Parenti, che risulta essere un altro successo, grazie anche a un impianto comico ormai collaudato. Gli anni ottanta vedranno inoltre l'attore nuovamente impegnato sul piccolo schermo, conducendo vari programmi d'intrattenimento. Dopo aver partecipato al programma di Raidue, Grand Hotel, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, passa per la prima volta alle reti Fininvest, conducendo il programma Un fantastico tragico venerdì, dove esordiranno in veste autoriale la Gialappa's Band e l'anno dopo, nel 1987, Che piacere averti qui. In queste trasmissioni, soprattutto in Grand Hotel, che passerà poi a Canale 5, Villaggio avrà modo di ripresentare per l'ultima volta Il Professor Kranz e tramite sketch appositamente inseriti le gag di Fracchia, sempre con Gianni Agus, per quelle che risultano essere, a tutt'oggi, le ultime apparizioni televisive dei due personaggi.

Gli anni Novanta: L'incontro con Fellini e la parallela attività nel cinema d'autore Modifica

« Benigni e Villaggio sono due ricchezze ignorate e trascurate. Due attori che una cinematografia sana e vitale... Ignorarne il potenziale mi sembra una delle tante colpe che si possono imputare ai nostri produttori.[28] »</div>

Nel Febbraio del 1989 iniziano le riprese dell'ultima fatica del maestro riminese, La voce della luna, tratta dal libro Il poema dei lunatici, di Ermanno Cavazzoni, e tutta l'attenzione della stampa è rivolta alla curiosa scelta dei due protagonisti: Roberto Benigni e Paolo Villaggio. La critica inizialmente stupita delle relative scritturazioni, interrogherà più volte il regista riminese sul perché di tale scelta, accogliendo il film in maniera piuttosto tiepida. La pellicola, riconsiderata nel tempo per il suo valore[29], "è una sorta di invocazione al silenzio, contro il frastuono della vita contemporanea"[30], ambientata in un contesto rurale e notturno, l'opera si pone come "un elogio della follia e una satira della volgarità dell'odierna civiltà berlusconiana"[31]. Presentato a Cannes fuori concorso, vide il prodigarsi di registi come Woody Allen e Martin Scorsese, nel far distribuire il film anche in terra americana. La pellicola diede l'occasione a Villaggio di ricevere il primo David di Donatello, come migliore attore, ex aequo con Gian Maria Volonté, protagonista del film Porte aperte, di Gianni Amelio. La partecipazione al film di Fellini, segnò per il comico genovese l'inizio di una parallela attività nel cinema d'autore, lavorando con altri importanti registi, non prima di collaborare ancora con il cineasta romagnolo. Infatti nel 1992 è protagonista di tre spot diretti da Fellini per la banca di Roma, dove partecipano l'attore feticcio di Luis Bunuel, Fernando Rey e l'esordiente Anna Falchi. Inoltre avrebbero dovuto girare per la televisione uno special sul "mestiere dell'attore" e soprattutto il nuovo film Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet, secondo le parole di Vincenzo Mollica, "il film non realizzato più famoso della storia del cinema"[32], infatti la pellicola, pensata per altri attori già da molti anni, non vide mai la luce. Fellini ormai deciso a girare il film con Villaggio, desistette allorché un mago sentenziò: "non farlo perché altrimenti se lo fai muori"[33]. Impressionato da tale previsone, Fellini si decise ugualmente a realizzare il Mastorna, ma non su celluloide, bensì fornendo al disegnatore Milo Manara lo storyboard che egli stesso aveva realizzato, e che il disegnatore tradusse in tavole disegnate ad inchiostro a china in bianco e nero, con protagonista il volto di Villaggio, usando spesso mezzetinte per sottolineare l'atmosfera surreale e onirica. Comunque, dei previsti tre episodi, ne fu pubblicato soltanto uno. Tra le apparizioni più importanti di Villaggio nel cinema d'autore, sono senz'altro da ricordare: Io speriamo che me la cavo, del 1992, di Lina Wertmuller, tratto dal bestseller omonimo di Marcello D'Orta, Il segreto del bosco vecchio di Ermanno Olmi, del 1994 con cui vince il Nastro d'argento, come migliore attore, tratto dal libro di Dino Buzzati, Cari fottutissimi amici, di Mario Monicelli, presentato al Festival di Berlino del 1994 e vincitore di un Orso d'argento, nella sezione menzione speciale e Denti di Gabriele Salvatores, con Sergio Rubini, uscito nel settembre del 2000. Tra i vari film non ascrivibili al genere comico sono da menzionare, Palla di neve, di Maurizio Nichetti, del 1993, con Monica Bellucci, Camerieri, di Leone Pompucci del 1995, con Diego Abatantuono e Un bugiardo in paradiso, di Enrico Oldoini del 1998. Da ricordare, poi, il film per la televisione, Un angelo di seconda classe, diretto ancora da Lina Wertmuller. Sempre negli anni novanta, assieme ad Ottavia Piccolo ritorna a recitare in teatro: sotto la regia di Giorgio Strehler, dove interpreta il ruolo di Arpagone nell'Avaro di Molière, nella stagione teatrale 1996/1997, nello stesso periodo ha un breve ritorno televisivo, conducendo il tg satirico Striscia la notizia insieme a Massimo Boldi. Inoltre Gillo Pontecorvo, allora direttore della Mostra del cinema di Venezia decide, nel 1992, di premiare l'attore ligure con il prestigioso Leone d'oro alla carriera. A tutt'oggi Villaggio è l'unico attore comico ad essere stato insignito, nella storia della rassegna, di tale premio.

La collaborazione con Renato Pozzetto Modifica

Nonostante le varie incursioni nel cinema d'autore, Villaggio, durante gli anni novanta è ben lungi dall'abbandonare il cinema comico, infatti con l'amico Renato Pozzetto da vita ad una nuova collaborazione nelle rispettive pellicole Le comiche, del 1990, Le comiche 2, del 1991 e da ultimo, Le nuove comiche, uscito nell'autunno del 1994. Tutte e tre le pellicole, dirette sempre da Neri Parenti, ebbero fortuna presso il pubblico, soprattutto la prima. Campione d'incassi nella stagione 1990/91[34], il film narra la storia di due stralunati comici che uscendo all'improvviso da uno schermo cinematografico si ritrovano immischiati in avventure di vario genere. Diviso in vari segmenti apparentemente scollegati tra loro, nel primo s'improvvisano imbianchini sconvolgendo le nozze di due giovani sposi, nel secondo distruggono, da nuovi apprendisti, una stazione di servizio e così via fino ad approdare all'ultimo sketch, dove finiscono come sosia di due mafiosi siculi che li hanno destinati a morire ammazzati al loro posto. Le avventure avranno fine solo con il rientro nello schermo dei due protagonisti. La formula di gag catastrofiche, con un chiaro riferimento, fin dal titolo, alle comiche del muto, rimarrà invariata per tutti gli altri capitoli. Uscire da un manifesto, come nel secondo episodio o scappare da un televisore come nel terzo, non importa, il meccanismo comico resta invariato, anche se la seconda pellicola, rispetto alle altre ha richiesto maggiori investimenti finanziari, soprattutto in stuntman e in effetti speciali[34]. Pur avendo iniziato entrambi nella lontana trasmissione degli anni sessanta Quelli della domenica ed effettuato anche molte comparsate televisive, nel cinema i due comici non avevano mai lavorato assieme e l'ultimo episodio della saga sarà anche la loro ultima collaborazione cinematografica. Il sodalizio tra i due artisti avrà ancora un'ultima appendice: infatti torneranno insieme in una puntata televisiva della Milano-Roma, tale format (una sorta di micro reality ante-litteram), andato in onda verso la fine degli anni novanta, prevedeva che i due VIP, come tanti altri nelle varie puntate, fossero ripresi e registrati nel corso di un viaggio in automobile da Milano verso Roma. Sempre nello stesso periodo per il cinema si è cimentato anche nel ruolo di doppiatore: ha infatti doppiato la voce di Mikey Ubriacco, il bambino protagonista dei film Senti chi parla, 1990, (quella dell'originale era di Bruce Willis) e Senti chi parla 2 (1992) ed ha fatto anche da narratore nella versione italiana del film comico Ma che siamo tutti matti?

Il Fantozzi degli anni novanta Modifica

Dopo aver mandato in pensione il suo personaggio, con l'ultimo film degli anni ottanta Fantozzi va in pensione, Villaggio ripresenta sulla scena, all'inizio degli anni novanta, un nuovo capitolo della saga, Fantozzi alla riscossa, dove viene confermato, ancora una volta, il medesimo cast, il tutto sempre sotto l'egida di Neri Parenti. Dopo aver indossato le vesti di giudice popolare, ed essere inutilmente "educato" alla brutalità da un orribile hooligan (Pierfrancesco Villaggio), Fantozzi assapora anche a tratti il potere manageriale, per poi ricadere nel consueto ménage fallimentare. Più che dal settimo episodio, una ventata di nuova vitalità dal personaggio arriva con il successivo Fantozzi in paradiso, del 1994, dove al ragioniere, viene diagnosticato un male incurabile, finendo per morire davvero, sotto uno schiacciasassi, proprio quando la moglie lo avverte che le lastre erano state involontariamente scambiate. Mentre va in paradiso, l'aereo con i beati viene dirottato e Fantozzi si ritrova davanti a Buddha, dal quale viene condannato a reincarnarsi, ovviamente in un nuovo, piccolo Fantozzi. Il film riscuote critiche più favorevoli rispetto al precedente[35][36] "riportando il personaggio ai livelli migliori della serie, dimenticando la sua componente servile e ipocrita, per mettere a confronto chi aveva cercato per tutta la vita non di vivere ma di sopravvivere, addirittura con il tabù centrale dell'esistenza la morte"[37]. In occasione dell'uscita del film l'amico Maurizio Costanzo gli dedica una puntata speciale invitando in trasmissione l'intero cast[38]. Fantozzi in paradiso, è stato inoltre l'ultimo film della serie, interpretato da Plinio Fernando, che per quasi vent'anni aveva prestato il volto per l'interpretazione della figlia Mariangela. La serie comunque andrà avanti per altri due episodi, vedendo anche la pubblicazione di altri due libri: "Caro direttore ci scrivo...". Lettere del tragico ragioniere, raccolte da Paolo Villaggio nel 1993 e Fantozzi saluta e se ne va: le ultime lettere del rag. Ugo Fantozzi, Milano, A. Mondadori, 1994. Così, nell'Ottobre 1996, esce Fantozzi il ritorno, dove il ragioniere, cacciato dall'aldilà, ritorna sulla terra, incappando in nuove disavventure. Il nuovo capitolo balzò alle cronache anche per un esposto, fatto dalla Procura della Repubblica di Roma, dove l'allora coordinatore del movimento S.O.S Italia, ne richiese il sequestro, considerando diseducativa la sequenza in cui Fantozzi getta sassi dal cavalcavia, emulando tragici fatti di cronaca nera. I produttori in accordo con l'attore decisero così di eliminare la scena incriminata per le relative distribuzioni sul mercato[39]. La saga arriva alla sua conclusione, nel 1999, con il trascurabile e ignorato Fantozzi 2000 - La clonazione, dove alla regia troviamo Domenico Saverni. Il film è l'unico della serie dove non compare il compagno d'avventure ragionier Filini alias Gigi Reder, a cui il film è dedicato, scomparso nell'ottobre dell'anno precedente per un collasso cardiaco. È lo stesso Paolo Villaggio a comunicare la notizia alla stampa, pronunciando queste parole:

« Muore una parte della mia vita. Era un grande attore che aveva recitato anche con Fellini ma la gente ormai lo identificava col suo personaggio. Tutti quelli che mi hanno chiamato mi hanno detto: è morto Filini. Con me era come Peppino de Filippo con Totò: spesso faceva ridere più di me[40]»
(Paolo Villaggio)

Gli anni 2000: Tra letteratura, teatro e televisione Modifica

Con l'avvento del nuovo millennio, dopo aver collaborato con Gabriele Salvatores, interpreta Azzurro, un film di Denis Rabaglia, presentato fuori concorso al Festival di Locarno, dove l'attore riceve per l'occasione il Pardo d'onore alla carriera. Un anno più tardi, partecipa al film Heidi, di Markus Imboden, inedito in Italia. Dopo aver portato in scena il monologo autobiografico Delirio di un povero vecchio, nel 2002 Villaggio pubblica la sua autobiografia intitolata Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda dove rivela al pubblico molti retroscena della sua famiglia e della sua giovinezza, sul fratello gemello Piero, affermato docente universitario di Scienza delle costruzioni e sul figlio Pierfrancesco (nato nel 1962). Il figlio Pierfrancesco, nei primi anni ottanta, divenne tossicodipendente tanto da costringere Paolo Villaggio a portarlo nel 1984 nella comunità di San Patrignano di Vincenzo Muccioli, dove si è disintossicato[41].

Fino ad allora non aveva mai amato parlare della sua famiglia, e tutte le volte che era stato costretto a farlo si era sempre divertito a imbrogliare le carte raccontando storie del tutto inventate. A tal proposito, tanto per citare una delle sue affermazioni certamente false, come da lui stesso confermato successivamente in varie occasioni, raccontò che un'anziana astrologa in un incontro nella capitale gli aveva predetto la morte il giorno 14 dicembre 2002, in una casa bianca sul mare. Il giorno dopo, però, l'attore era ospite alla trasmissione Domenica In condotta da Mara Venier. Attualmente vive a Roma, in una villa sulla via Salaria, adiacente all'incantevole parco Villa Ada.

Tra il 2002 e il 2012, si riduce progressivamente la sua attività cinematografica, intensificandosi, al contrario, quella di scrittore. Pubblica infatti numerosi libri tra cui:Vita morte e miracoli di un pezzo di merda (2002), 7 grammi in 70 anni (2003), Sono incazzato come una belva (2004), Storie di donne straordinarie (2009), Crociera Lo Cost (2010) e Mi dichi - prontuario comico della lingua italiana, del 2011 per poi tornare a pubblicare con la Rizzoli Gli fantasmi nel 2006 e con la Feltrinelli Storia della libertà di pensiero del 2008 (libro in cui torna a tracciare in maniera irriverente i personaggi storici, come ai tempi dei suoi esordi) e Giudizio universale, nel 2011. Inoltre nel 2012, dopo otto anni, torna a pubblicare per Mondadori, un libro su Fantozzi, dal titolo Tragica vita del ragionier Fantozzi, dove vengono raccontate infanzia e giovinezza del personaggio.

A partire dal 2007, torna in teatro portando in scena Serata d'addio, un monologo in 3 atti: Il fumo uccide ispirato a Il tabacco fa male di Anton Cechov, Una vita all'asta ispirato a Il canto del cigno sempre di Cechov, e L'ultima fidanzata ispirato a L'uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello; rivisitati nel suo stile in cui si fondono forte drammaticità e sorrisi.

Numerose sono state, negli ultimi dieci anni, le sue comparsate televisive, spesso per promuovere l'uscita di un suo nuovo libro, affrontando in studio assieme ad altri ospiti, svariati argomenti di natura sia politica che sociale. Il suo umorismo nero, caratterizzato dal costante utilizzo di iperboli, nonché il suo carattere volutamente provocatorio, possono indurre una reazione in chi è oggetto delle sue battute. Ad esempio, nel 2011 fanno scalpore alcune frasi denigratorie nei confronti del sud d'Italia, come l'intervista a Sky TG 24 in cui Villaggio accusava il Sud e la mentalità borbonica radicata in esso di essere la piaga di tutta l'Italia, e la paradossale battuta detta in televisione a inizio 2012, secondo cui il problema delle poche nascite in Sardegna è da attribuire al fatto che i pastori "si accoppino" solo con le pecore[42].

Sempre per il piccolo schermo, nella stagione 2002/2003, ha condotto, assieme a Mara Venier, Domenica In e ha partecipato alla fiction televisiva Carabinieri, tra il 2002 e il 2008, in cui nelle prime stagioni interpreta Giovanni, un professore che ha perso la memoria, e nelle stagioni più recenti un prete fratello gemello di Giovanni. Ha inoltre recitato nella fiction San Giovanni l'apocalisse, del 2002 e nella serie televisiva Renzo e Lucia, assieme a Stefania Sandrelli e Laura Morante, diretta nel 2003 da Francesca Archibugi,

Tra le sue ultime partecipazioni cinematografiche, si ricordano Gas, di Luciano Melchionna, del 2005, Hermano, di Giovanni Robbiano, con Ignazio Oliva ed Emir Kusturica e Liolà di Gabriele Lavia, entrambe del 2007, segue, Torno a vivere da solo, con Jerry Calà, del 2008, Generazione mille euro di Massimo Venier, e ancora con la Archibugi Questione di cuore, sempre del 2009. Paolo Villaggio muore alle prime ore dell' alba il 3 luglio 2017 a causa di una infezione diabetica, era stato ricoverato lì già agli inizi di giugno dello stesso anno.

Villaggio giornalistaModifica

L'artista genovese comincia a collaborare con i giornali già dal 1968, scrivendo per L'Europeo "La Domenica di Fantozzi", in cui racconta le tragicomiche avventure di colui che diverrà il suo personaggio più famoso. Questi pezzi andranno a comporre il primo dei sette libri di Fantozzi, che farà anche da base per la trasposizione cinematografica. Ne segue una collaborazione a Paese Sera, su cui scrive per cinque anni gli editoriali, nel periodo in cui è direttore Giorgio Cingoli. Collabora poi con L'Unità per altri cinque anni, durante la direzione di Walter Veltroni. Dal 2004 al 2005 collabora con L'Indipendente diretto da Giordano Bruno Guerri.

A cominciare dal 28 giugno 2009 riprende la collaborazione col quotidiano fondato da Antonio Gramsci, per il quale svolge il ruolo di editorialista immaginando un Fantozzi di propensione leghista.

Attività politica Modifica

Villaggio è stato iscritto al Partito Comunista Italiano e a Democrazia Proletaria, formazione comprendente anche socialisti radicali come lo stesso attore, nelle cui liste è stato candidato alle elezioni politiche del 1987.

Successivamente si è candidato alle elezioni del 1994 con la Lista Marco Pannella nel collegio uninominale di Genova - San Fruttuoso.

RiconoscimentiModifica

Premi cinematograficiModifica

OnorificenzeModifica

Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 2 giugno 1995[43]

Teatrografia Modifica

Teatrografia parziale

Filmografia Modifica

Cinema Modifica

Televisione Modifica

Doppiaggio Modifica

Programmi televisivi Modifica

Programmi radiofonici Modifica

Opere Modifica

  • Fantozzi, Milano, Rizzoli, 1971.
  • Come farsi una cultura mostruosa, Milano, Bompiani, 1972.
  • Il secondo tragico libro di Fantozzi, Milano, Rizzoli, 1974.
  • Le lettere di Fantozzi, Milano, Rizzoli, 1976.
  • Fantozzi contro tutti, Milano, Rizzoli, 1979.
  • Fantozzi subisce ancora, Milano, Rizzoli, 1983.
  • "Caro direttore ci scrivo...". Lettere del tragico ragioniere, raccolte da Paolo Villaggio, come Rag. Ugo Fantozzi, Milano, A. Mondadori, 1993.
  • Fantozzi saluta e se ne va: le ultime lettere del rag. Ugo Fantozzi, Milano, A. Mondadori, 1994.
  • Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda, Milano, A. Mondadori, 2002.
  • 7 grammi in 70 anni. L'odissea di un povero obeso, Milano, A. Mondadori, 2003.
  • Sono incazzato come una belva, Milano, A. Mondadori, 2004.
  • Gli fantasmi, Milano, Rizzoli, 2006.
  • Storia della libertà di pensiero, Milano, Feltrinelli, 2008.
  • Storie di donne straordinarie, Milano, A. Mondadori, 2009.
  • Fantozzi totale, Einaudi Stile Libero, 2010.
  • Crociera Lo Cost, Milano, A. Mondadori, 2010.
  • Mi dichi - Prontuario comico della lingua italiana, Milano, A. Mondadori, 2011
  • Giudizio universale, Milano, Feltrinelli, 2011
  • La fortezza tra le nuvole, Varmo (UD), Morganti, 2011
  • La vera storia di Carlo Martello 2011
  • Tragica vita del ragionier Fantozzi, Milano, A. Mondadori, 2012

Note Modifica

  1. Come ha dichiarato lo stesso Villaggio in una puntata di Parla con me del 29 aprile 2009 (http://www.youtube.com/watch?v=nV-LFlaKp_8#t=120s), mentre la gran parte delle biografie riportano il 31 dicembre del 1936
  2. . Dallo spettacolo teatrale Delirio di un povero vecchio,2011
  3. RaiLibro - De André nel ricordo di Paolo Villaggio
  4. in un'intervista al quotidiano Libero, nel giugno del 2009. (http://www.dagospia.com/rubrica-3/olitica/articolo-7337.htm)
  5. Alessia Principe, Villaggio: «Il Sud? Un posto tremendo...», Calabria Ora, 9 settembre 2012
  6. Arnaldo Casali. 30 anni di Fantozzi - Intervista a Paolo Villaggio. URL consultato il 12 dicembre 2011.
  7. Non per un dio ma nemmeno per gioco, a cura di Luigi Viva
  8. - Non per un dio ma nemmeno per gioco, a cura di Luigi Viva
  9. intervista rilasciata a canale5 il giono 9 gennaio 1999, tuttora visibile su youtube
  10. Villaggio intervista Battisti:meglio autore o cantante? Youtube
  11. 11,0 11,1 - Dizionario dei film, a cura di Paolo Mereghetti
  12. Dizonario dei film, a cura di Paolo Mereghetti
  13. Paolo Villaggio/MY movies
  14. La Repubblica.it - Leggete l'Italia in 150 libri con D'Azeglio e Fantozzi
  15. Dizionario del cinema, Paolo Mereghetti
  16. Dizionario del cinema, a cura di Paolo Mereghetti
  17. partecipazione dei due attori al programma Teatro 10, 1972
  18. Dizionario dei film, a cura di Paolo Mereghetti
  19. Partecipazione alla trasmissione televisiva Milleluci youtube
  20. Intervista a Villaggio del 30 dicembre 2010 - Blog di Gaetano Lo Presti
  21. 21,0 21,1 Dizonario dei film - a cura di Paolo Mereghetti
  22. Box Office Italia 1974-75
  23. 23,0 23,1 Salce - Pergolari, L'uomo dalla bocca storta (2009), documentario. Cfr. Cominciamo bene prima, 5 novembre 2009, minuto 25 da sito rai.tv.
  24. Stracult, intervista a Neri Parenti, Youtube
  25. Breve storia del cinema comico in Italia, Enrico Giacovelli
  26. La commedia all'italiana, 1995, di Enrico Giacovelli
  27. La commedia all'italiana, 1995, di Enrico Giacovelli
  28. Roberto D'Agostino, Chi è, chi non è, chi si crede di essere, Arnoldo Mondadori, 1988.
  29. www.mymovies.it
  30. Enciclopedia del cinema, 2003, Fellini Federico, di Tullio Kezich
  31. dizionario dei film, a cura di Paolo Mereghetti
  32. Federco Fellini, Il viaggio di G. Mastorna, a cura di Ermanno Cavazzoni, prefazione di Vincenzo Mollica
  33. Intervista a Claudio Monti, l'Italia di oggi più tragica di quella di Fantozzi, 2011
  34. 34,0 34,1 Coming soon.it, scheda film le Comiche 2
  35. Mymovies.it, Fantozzi in paradiso, Il Morandini
  36. Mymovies.it, Fantozzi in paradiso, Pino Farinotti
  37. Il dizonario dei film, a cura di Paolo Mereghetti
  38. it.cinema.yahoo.com, Che fine ha fatto Mariangela?
  39. la Repubblica.it, Fantozzi lancia sassi, sequestrate quel film, 4 Gennaio 1997
  40. www.ilsussidiario.net, Il ricordo di Gigi Reder: il ragionier Filini spalla di Fantozzi
  41. "Noi difendiamo Muccioli", quotidiano la Repubblica del 05/12/1984, p.15 [1]
  42. Sardegna, gaffe di Paolo Villaggio: i pastori lo querelano[2]
  43. http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=119947

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Benvenuto nel portale della pornografia. La pornografia è l'illustrazione del comportamento erotico (tramite scrittura o immagini) con lo scopo di provocare eccitazione sessuale. La pornografia è diventata, col tempo, un'industria con un giro di affari molto consistente. Esempi di materiale pornografico includono film, riviste, show dal vivo, telefoni erotici, siti web, opere d'arte etc.

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