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Profondo rosso
Profondo rosso
Una scena del film
Titolo originale: Profondo rosso
Lingua originale: Italiano, inglese
Paese: Italia
Anno: 1975
Durata: 126 min
Colore: Colore
Audio: Sonoro
Rapporto: 2,35 : 1
Genere: Giallo
Regia: Dario Argento
Soggetto:
Sceneggiatura: Dario Argento e Bernardino Zapponi
Produttore: Salvatore Argento
Produttore esecutivo: Claudio Argento
Produttore associato: {{{produttoreassociato}}}
Coproduttore: {{{coproduttore}}}
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Produttore 3D: {{{3Dproduttore}}}
Casa di produzione: Rizzoli Film e Seda Spettacoli
Distribuzione (Italia): Cineriz, Domovideo, Mondadori Video
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali:
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Doppiatori italiani:
Episodi:
Fotografia: Luigi Kuveiller
Montaggio: Franco Fraticelli
Effetti speciali: Germano Natali e Carlo Rambaldi
Musiche: Giorgio Gaslini e i Goblin
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia: Giuseppe Bassan
Dialoghi: {{{nomedialoghista}}}
Costumi: Elena Mannini
Trucco: Giuliano Laurenti, Gianni Morosi e Nicla Palombi
Sfondi: {{{nomesfondo}}}
Premi:
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Prequel: {{{nomeprequel}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}



Profondo rosso è un film del 1975 diretto da Dario Argento.

Si tratta, secondo molti critici cinematografici e molti appassionati, di uno dei migliori film di Argento. L'opera segna, all'interno del percorso artistico del regista, il passaggio fondamentale fra la fase thriller, alla quale appartengono L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio (il film doveva infatti intitolarsi La tigre dai denti a sciabola per continuare la saga animalier), e quella horror cominciata con Suspiria.

Fin dalla sua uscita nelle sale, la pellicola ebbe un ottimo successo di pubblico e, col passare degli anni, divenne un film di culto, grazie anche ai terrificanti effetti speciali, cui mise mano anche Carlo Rambaldi, e alla musica, composta dal pianista jazz Giorgio Gaslini con l'ausilio del gruppo rock progressive dei Goblin. Il film fu girato tra Torino, Perugia e Roma, ma nella finzione le vicende sono ambientate a Roma.

Trama Modifica

La storia ha inizio in un piccolo teatro della capitale, dove si svolge un congresso di parapsicologia presieduto da una sensitiva tedesca, Helga Ulmann. Dopo aver dato dimostrazione delle sue facoltà medianiche rivelando il nome di un signore seduto in platea, senza averlo mai conosciuto prima, la medium lancia un urlo. Una volta calmatasi, la Ulmann dichiara di aver avuto la sensazione che una lama invisibile attraversasse il suo corpo, ma tranquillizza subito i suoi assistenti e decide di continuare con il congresso. Dopo pochi secondi, quella terribile sensazione la raggiunge nuovamente, ma questa volta in maniera estremamente violenta e molto più chiara. La Ulmann afferma di essere entrata in contatto - senza volerlo - con una mente perversa, probabilmente è un individuo seduto tra il pubblico. Aggiunge che questa persona ha già ucciso una volta e che ucciderà ancora. Infine parla di una villa e di una strana nenia infantile.

Tornata a casa, mentre parla al telefono, la sensitiva comincia a sentire una strana musica, molto simile ad una canzoncina per bambini. Poco dopo sente il suono del campanello della porta e, mentre sta per andare ad aprire, la terribile sensazione avuta in teatro si ripresenta. La porta viene sfondata e una mano che impugna una mannaia da macellaio sferra violenti colpi sul corpo della sensitiva, che cade al suolo. Helga si rialza e cerca di fuggire, raggiunge una finestra per gridare aiuto, ma prima che possa aprirla l'assassino la colpisce facendola sbattere contro il vetro che, rompendosi, le taglia la gola a morte.

In quel momento il pianista inglese Marc Daly, che si trova a Roma per insegnare jazz, sta rincasando dal locale dove ha appena suonato. Il suo appartamento è nello stesso stabile in cui si è svolto l'assassinio. Con lui c'è Carlo, pianista anch'egli e amico di vecchia data, in quel momento completamente ubriaco. I due si salutano, Marc cammina verso casa quando assiste involontariamente dalla strada all'epilogo del delitto. Sale subito nell'abitazione della medium e dalla finestra vede allontanarsi furtivamente una figura con un impermeabile nero. Poco dopo viene raggiunto dalla polizia, guidata dall'irruente commissario Calcabrini. Appare sulla scena anche una giovane giornalista, Gianna Brezzi. Gianna, intrigata dal possibile scoop e attratta da Marc, decide di non lasciarlo più solo nelle indagini. Marc viene tormentato dal ricordo di uno strano quadro all'interno dell'appartamento della vittima, apparentemente rimosso o spostato, ed è convinto che questa sua sensazione abbia un'importanza cruciale.

In giornata, Marc si reca anche a casa di Carlo, per sincerarsi sulle sue condizioni dopo l'ubriacatura della sera precedente. Conosce la madre, Marta, ex attrice a riposo, la quale lo informa che Carlo è a casa di un suo amico e gli dà l'indirizzo. Giunto sul posto, Marc scopre che l'amico di Carlo è un travestito e che a Carlo piace stare in sua compagnia. La sera dello stesso giorno, Marc sta suonando il pianoforte nel suo appartamento quando avverte, sentendo dei rumori, che l'assassino è entrato in casa. La stessa nenia infantile che la medium ha scoltato prima di morire viene riproposta a Marc. L'uomo chiede aiuto a Gianna tramite telefono e chiude la porta a chiave. L'assassino gli dice da dietro la porta: « Tanto non mi sfuggirai. Ti ucciderò lo stesso, una volta o l'altra! » Quando l'intruso se ne va, il pianista si affaccia alla finestra e vede la stessa figura con l'impermeabile scuro che aveva notato la notte dell'omicidio di Helga.

Il giorno seguente lo psichiatra Giordani e il parapsicologo Manni, che erano stati presenti alla conferenza, dichiarano che la nenia infantile, che secondo loro serve al killer per ricreare il climax di una certa situazione in cui aveva già ucciso, è contenuta in un vecchio libro chiamato Fantasmi di oggi e leggende nere dell'età moderna. Dopo un'accurata ricerca, Marc riesce a rintracciare il volume in una biblioteca. Il libro contiene la fotografia di una villa, chiamata "Villa del bambino urlante". L'unico elemento interessante è la presenza nel giardino di una grande pianta, una "dracaena indivisa", molto rara per la zona di Roma. Marc si pone l'obiettivo di localizzare la villa. Come prima mossa, decide di rintracciare l'autrice dell'opera, Amanda Righetti. Ma lo stesso pomeriggio, Amanda Righetti viene assassinata dal killer. Prima di ucciderla, l'assassino le ha fatto ascoltare la nenia, poi l'ha affogata nell'acqua bollente della vasca da bagno. In punto di morte Amanda ha scritto sulla parete, piena di vapore acqueo, il nome dell'assassino. Però, con il freddo della finestra aperta, il vapore di asciuga. Il cadavere viene scoperto la sera stessa da Marc, che nota la strana posizione della donna con il dito rivolto verso il muro.

Il giorno seguente, Marc fa presente a Giordani della morte di Amanda. Giordani si dirige personalmente a casa di Amanda e capisce il perché della strana posizione della donna. Aprendo l'acqua calda, infatti, legge il nome dell'assassino sulle maioliche del bagno di casa nel punto in cui era stato ritrovato il corpo della scrittrice. Intanto Marc sta girando per Roma con una foto della misteriosa villa. Puntando sul fatto che la pianta raffigurata sulla foto non è tipica del clima di Roma, mostra la foto a diversi vivaisti; finalmente uno di questi riconosce la pianta, da lui venduta anni prima, e gli fornisce l'indirizzo della villa. Trovata la villa, scopre che è disabitata, ma custodita; rintraccia il custode, che ha una figlia in età scolare, Olga (Nicoletta Elmi), si fa prestare le chiavi e accompagnato da Olga si dirige alla villa. Quando entra, scopre subito qualcosa d'interessante: sotto l'intonaco di una parete c'è un affresco raccapricciante che raffigura un bambino con un lungo coltello in mano e un uomo gigantesco con il petto inondato di sangue. Il disegno insospettisce il pianista che sente di aver quasi risolto il mistero.

La sera, Giordani tenta di chiamare Marc, il quale, però, è fuori. Lo psichiatra vuole svelargli l'identità del killer, ma mentre prendeva un tè entra in camera un pupazzo meccanico. Giordani lo fraccasa con un coltello, ma l'assassino da dietro la tenda lo colpisce alla testa, poi lo prende e gli sbatte ripetutamente il viso sugli spigoli del tavolo e dei mobili per poi essere infilzato con un coltello dietro il collo. L'assassino riesce a commettere impunemente i suoi delitti, arrivando sempre più vicino a lui e uccidendo tutte le persone che gli stanno accanto oppure che giungono alla verità.

Tornato a casa, Daly decide però di abbandonare le sue ricerche e di lasciare Roma: chiede pertanto a Gianna se vuole partire con lui per la Spagna. La giornalista accetta entusiasta e i due si danno appuntamento per la sera stessa. Ma Marc, rivedendo la foto della villa, si accorge di un particolare: la villa che ha appena visitato ha quattro finestre, mentre nella foto ce ne sono cinque: dunque una finestra è stata murata. Scrive un biglietto a Gianna per dirle che sta ritornando nella villa. Vi arriva che è notte fonda, con una piccozza si accerta che effettivamente ci sia una finestra murata e scopre che questa nasconde una stanza a sua volta murata; dall'interno della villa abbatte il muro divisorio ed entra nella stanza segreta. È una camera da pranzo, in un angolo c'è un albero di Natale. Poi, con sua grande sorpresa, trova un corpo mummificato. Subito dopo riceve un colpo sulla testa e sviene.

Quando si sveglia vede il volto di Gianna: la giornalista ha letto il biglietto, lo ha raggiunto e lo ha trascinato fuori dalla villa, a cui qualcuno ha appiccato il fuoco, distruggendo il cadavere. Poco dopo Marc e Gianna raggiungono la casa del custode e il musicista ha un sussulto quando - nella cameretta della bambina - scopre un disegno che è uguale a quello che ha trovato dentro la villa, scavando sotto l'intonaco. Marc interroga la bimba, la quale confessa di aver copiato il disegno a scuola: l'ha trovato nella cartella dei disegni dell'anno scolastico 1950, mentre era stata messa in punizione in archivio. Marc e Gianna si recano subito nella scuola di Olga e si mettono a cercare insieme il disegno. Gianna sente un rumore e si allontana per controllare da dove provenga. Insospettita, prende il telefono per chiamare la polizia ma viene aggredita dall'assassino che le conficca un coltello nella milza. Il killer, dunque, è già dentro la scuola. Nello stesso momento, Marc legge il nome dietro al disegno e capisce l'identità dell'assassino. Marc dichiara al killer, ancora nascosto, di aver riconosciuto la sua identità. Alle sue spalle appare l'amico e collega Carlo che gli punta contro la pistola. Ma prima che prema il grilletto, Carlo viene messo in fuga dalla polizia, guidata dal commissario Calcabrini. Non fa però molta strada, poiché viene prima investito e trascinato da un camion da cui riesce a liberarsi, ma ferito ad una gamba non riesce a andare lontano, per questo viene ucciso da una macchina, che gli sfonda il cranio.

La stessa notte Gianna viene portata all'ospedale e riesce a salvarsi. Mentre Gianna viene portata in ospedale, Marc torna verso il suo appartamento e ripercorre gli eventi che gli sono accaduti. Resosi conto che Carlo non può essere il killer della Ulmann, perché si trovava con lui nella piazza mentre veniva compiuto il primo delitto, decide quindi di ritornare nell'appartamento della medium per cercare nuovi indizi. Entra deciso a controllare i quadri convinto ancora che nascondano la soluzione. Si avvicina a quello che lo aveva colpito, in una diramazione del corridoio principale, ma scopre che è uno specchio e che riflette un quadro con una composizione di volti: l'assassino si era nascosto mettendosi davanti al quadro per mimetizzarsi ed era stato visto da Marc, che però non si era accorto di nulla.

Capito l'accaduto, Marc fa per uscire, si volta e si trova davanti la figura con l'impermeabile, che si toglie il cappello e fa vedere il suo volto: è la madre di Carlo, Marta. Era stata lei che aveva accoltellato il marito, che voleva ricoverarla in clinica perché malata di mente. Il delitto, avvenuto nel periodo di Natale, si era svolto sotto gli occhi atterriti del piccolo Carlo. La crudele scena doveva essere rimasta indelebilmente impressa nella memoria del figlio: infatti l'aveva dipinta durante l'ora di disegno a scuola. La villa era stata la prima abitazione di Carlo e il corpo in decomposizione era quello di suo padre. Da adulto, Carlo aveva sempre cercato di proteggere il crimine della madre eliminando ogni traccia dell'assassinio, tentando di uccidere Marc e Gianna. La donna colpisce Marc con una mannaia riuscendo a ferirlo, ma l'uomo le dà un calcio e Marta finisce incastrata nelle inferriate dell'ascensore, per colpa di un ciondolo di metallo con grossi elementi che aveva al collo. Marc preme il pulsante che rimanda l'ascensore al piano terra: la cabina, iniziando a scendere, fa stringere la catena sul collo, intrappolando la donna che finisce orrendamente decapitata.

I titoli di coda, accompagnati dall'angosciante tema musicale, scorrono su una macchia rosso sangue, in cui si vede riflesso il volto del protagonista dalla vista della testa dell'assassina.

Realizzazione Modifica

Profondo Rosso nasce, come altri film di Argento, durante le battute finali della realizzazione della sua opera precedente, l'atipico Le cinque giornate. L'idea di base, la medium che, durante una seduta, percepisce i pensieri di un assassino, risale addirittura ad una prima stesura di Quattro mosche di velluto grigio. Argento lavora febbrilmente sulla sceneggiatura ma, insoddisfatto del risultato, si fa aiutare da Bernardino Zapponi, tanto che alla fine ne risulta una sceneggiatura a quattro mani. Zapponi, intervistato, si attribuisce l'idea di aver voluto rendere molto "fisico" l'orrore del film e di legarlo ad un contesto "realistico" e comune, mentre attribuisce ad Argento il lato "fantastico" della vicenda (la medium, i fantasmi della villa).[1]

Il film, inoltre, risente della particolare situazione affettiva di Argento, che si era appena separato da Marilù Tolo, con cui aveva convissuto per un anno dopo il divorzio dalla prima moglie Marisa Casale. Argento ricorda quel periodo come ricco di febbrile creatività. Inoltre, è sul set del film che la sua relazione con Daria Nicolodi si consolida. La Nicolodi stessa riconosce che nel personaggio di Gianna Brezzi, la giornalista da lei interpretata nel film, c'è molto del suo vero carattere e molto del giovane Dario Argento quando faceva il giornalista.[2]
In una scena del film, quando Daria Nicolodi entra in casa di David Hemmings, trova la foto di una donna su un mobile. Chiede chi è e lui le risponde che è una di cui si ricorda a malapena, e allora lei butta la foto nel cestino. La donna rappresentata nella foto è Marilù Tolo.

La scelta di Clara Calamai per interpretare la folle assassina non è casuale: Argento voleva infatti un'attrice anziana, un tempo famosa ma adesso dimenticata, in parte per la lunga assenza dallo schermo, in parte perché passata di moda. Quando David Hemmings si reca per la prima volta in casa della donna, le fotografie che la Calamai gli mostra sono proprio le sue, che la ritraggono sui set dei suoi vecchi film.[3]

La famosa colonna sonora del film, eseguita dal gruppo progressive rock Goblin su spartiti di Giorgio Gaslini, fu scelta da Argento come ripiego. Il regista, infatti, avrebbe voluto addirittura i Pink Floyd per comporla. Il gruppo declinò gentilmente l'invito, perché troppo impegnato nella composizione di un nuovo album, quindi la produzione si rivolse a Gaslini, che aveva già lavorato con Argento ne "Le Cinque Giornate". Tuttavia, Argento sentiva che la musica di Gaslini non andava bene per il film e che occorreva qualcosa di più moderno. Intrigato dal demo Cherry Five, il regista contattò i Goblin ed il gruppo aderì volentieri al progetto. Secondo Argento, il 90% della colonna sonora definitiva è da attribuirsi ai Goblin e solo il resto a Gaslini.[4]

Luoghi dove è stato girato il filmModifica

Il film si svolge a Roma ma è stato girato prevalentemente a Torino, ma anche a Roma e Perugia.

  • La scena iniziale del film, con le prove del gruppo jazz di Marc, è stata girata all'interno del Mausoleo di Santa Costanza a Roma.
  • La scena del congresso di parapsicologia è stata girata all'interno del famoso Teatro Carignano di Torino, in Piazza Carignano 6, attualmente riaperto dopo un accurato restauro.
  • La fontana dove ha luogo il colloquio tra Carlo ubriaco e Marc, è la Fontana del Po, in Piazza C.L.N. a Torino[5].
  • Il palazzo dove viene uccisa la sensitiva Helga è sito a Torino in Piazza C.L.N., di fronte al civico 222 ma le riprese interne sono state fatte nei teatri di posa De Paolis a Roma
  • La scena del funerale della medium Helga è stata girata a Perugia, nel Cimitero monumentale.
  • Il locale "Blue Bar" dove suona Carlo in realtà non è mai esistito. La scenografia fu costruita in Piazza C.L.N. vicino all'abitazione di Marc, ed è un chiaro omaggio al quadro Nighthawks di Edward Hopper;
  • La scuola Leonardo da Vinci, dove Marc entra di notte per cercare il disegno, è in realtà il Liceo Classico "Mamiani" in Viale delle Milizie 30, a Roma.
  • La lugubre villa "del bambino urlante" dove Marc rinviene il cadavere è sita a Torino in Corso Giovanni Lanza 57, ed è nota come Villa Scott, dal nome del committente della sua costruzione, progettata da Pietro Fenoglio nel 1902 ed esempio di stile Art Nouveau dell'epoca. Attualmente ristrutturata ed abitata da privati, all'epoca del film ospitava un convitto femminile gestito da suore. Per girare le scene, la produzione pagò un periodo di villeggiatura alle suore ed alle ragazze del convitto.
  • La sperduta villa di campagna di Amanda Righetti, come scritto sul Davinotti, si trova a Roma, in via Della Giustiniana 773.

Remake Modifica

Dopo che all'edizione 2010 del Festival di Cannes la The Little Company di Robbie Little cedette le prevendite di Profondo rosso, il 15 maggio 2010 la rivista Variety annunciò come il celebre regista George A. Romero fosse in trattative avanzate per dirigere un remake statunitense girato interamente in lingua inglese e in tridimensionale. La sceneggiatura fu scritta da Claudio Argento, fratello di Dario (il quale fu comunicato che non avrebbe partecipato alla produzione), che si sarebbe occupato anche della produzione tramite la sua Opera Film. Sempre nell'articolo si parlava di eventuali riprese in autunno a Vancouver in caso di approvazione.[6][7][8]

Qualche giorno dopo l'annuncio di Variety, Romero smentì il suo coinvolgimento spiegando come ancora nessun accordo fosse stato stipulato e che comunque il via libera al progetto dipendeva dalla risposta di Dario Argento [9] . Il regista disse la sua all'edizione 2010 di Weekend of Horror svoltasi pochi giorni dopo, riferendosi al progetto dicendo solamente «non è vero» e concludendone la breve vita. [10].

Curiosità Modifica

  • Il titolo del film ha subito diversi cambiamenti: per continuare la tendenza animalesca dei film precedenti di Argento, il titolo sarebbe dovuto essere La tigre dai denti a sciabola, poi su un copione comparve il misterioso titolo provvisorio Chipsiomega; infine si optò per Profondo rosso data la gran predominanza di tinte scarlatte nel film, sia per il sangue sia per scelte di scenografia e fotografia[11] (basti pensare ad esempio alla scena iniziale nel teatro).
  • In Giappone il film uscì solo alcuni anni dopo l'uscita italiana, sull'onda del grande successo di Suspiria, e fu quindi rititolato Suspiria part. 2. Fin dalla sua introduzione, la pellicola ha una straordinaria notorietà nel paese del sol levante, come testimonia la scrittrice Banana Yoshimoto[12].
  • Sulla scia del grande successo che ebbe nelle sale cinematografiche, a fine anni '70 fu stampata e distribuita in Italia una pessima edizione in super 8, non autorizzata e accorciata di circa 40 minuti. Si tratta tuttavia di una stampa relativamente rara. Analoga sorte toccò ad altri titoli del regista, quali L'uccello dalle piume di cristallo, 4 mosche di velluto grigio e Suspiria.
  • Nel 2007 Profondo Rosso divenne un musical con la supervisione artistica dello stesso Argento, musicato da Claudio Simonetti per la regia di Marco Calindri, con l'attore e cantante (scoperto da Luciano Pavarotti) Michel Altieri che interpreta il ruolo di Marc Daly.[13] La trama riprende la versione originale del film, ma l'ambientazione è spostata ai giorni d'oggi. Vengono inoltre aggiunti nuovi brani elettronici scritti da Simonetti per Altieri, raccolti in una nuova colonna sonora. [14]
  • Nel 2000 (a 25 anni dall'uscita del film nei cinema italiani), Dario Argento e il gruppo dei Goblin realizzarono un cortometraggio ispirato al film: sulle note del tema musicale principale il regista romano, in veste di assassino, uccideva uno ad uno tutti i componenti del gruppo, nello stesso identico modo in cui venivano assassinate le vittime del film. Il cortometraggio fu trasmesso da Rete 4 nell'aprile 2000, in coda alla trasmissione in onda del film.
  • L' 8 luglio 2009 è stata organizzata una proiezione pubblica del film a Torino, in "Piazza Comitato di Liberazione nazionale" (teatro nel film degli incontri notturni tra David Hemmings e Gabriele Lavia e del primo omicidio), alla presenza di Dario Argento. Il musicista Claudio Simonetti si è occupato della sonorizzazione dal vivo del film.
  • Gli inquietanti quadri con i volti appesi in casa Ullman sono opera di Enrico Colombotto Rosso.
  • Nel film Halloween II - Il signore della morte è presente una scena di omicidio che rimanda a Profondo rosso.
  • Una locandina italiana del film ricorda vagamente la locandina originale di La donna che visse due volte.

Note Modifica

  1. Nocturno dossier n.18 - Le Porte sul Buio : il cinema, la vita, le opere di Dario Argento
  2. Nocturno dossier n.18 - Le Porte sul Buio : il cinema, la vita, le opere di Dario Argento
  3. "Spaghetti Nightmares" di Luca M. Palmerini e Gaetano Mistretta
  4. Nocturno dossier n.18 - Le Porte sul Buio : il cinema, la vita, le opere di Dario Argento
  5. Negli stessi paraggi (il parcheggio sotterraneo sotto la suddetta piazza, tutt'ora attivo) furono girate alcune scene dell'inseguimento tra la Porsche 356 e la Fiat 125 che appaiono in un altro film di Dario Argento, Il gatto a nove code.
  6. (EN) Nick Vivarelli. Romero remaking Argento's 'Red' in 3D Director revisits classic horror pic. Variety, 15-05-2010 (ultimo accesso il 17-05-2010).
  7. George A. Romero Remaking Dario Argento's Deep Red in 3D?. DreadCentral, 17-05-2010 (ultimo accesso il 17-05-2010).
  8. George Romero dirigerà il remake di Profondo Rosso in 3D?. BadTaste, 17-05-2010 (ultimo accesso il 17-05-2010).
  9. Profondo Rosso in 3D: marcia indietro di Romero. BadTaste, 15-05-2010 (ultimo accesso il 25-05-2010).
  10. Anche Dario Argento smentisce il remake di Profondo Rosso 3D. BadTaste, 25-05-2010 (ultimo accesso il 25-05-2010).
  11. Puntata de L'eredità del 9 novembre 2010.
  12. Intervista di Giorgio Amitrano a Banana Yoshimoto. URL consultato il 09-11-2010.
  13. [1]
  14. [2]

Locandina Modifica

Profondo rosso locandina

La locandina del film

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