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Sei donne per l'assassino
Sei donne per l'assassino
Una scena del film
Titolo originale: {{{titolooriginale}}}
Lingua originale: Italiano
Paese: Italia / Francia / Monaco
Anno: 1964
Durata: 88 min
Colore: Colore
Audio: Sonoro
Rapporto: 1,85 : 1
Genere: Giallo
Regia: Mario Bava
Soggetto: Marcello Fondato
Sceneggiatura: Marcello Fondato
Produttore: Alfredo Mirabile e Massimo Patrizi
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Produttore 3D: {{{3Dproduttore}}}
Casa di produzione: Emmepi Cinematografica, George de Beauregard e Monachia Film
Distribuzione (Italia): Unidis
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali:
Doppiatori italiani:
Episodi:
Fotografia: Ubaldo Terzano e Mario Bava (non accreditato)
Montaggio: Mario Serandrei
Effetti speciali: {{{nomeeffettispeciali}}}
Musiche: Carlo Rustichelli
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia: Arrigo Breschi
Dialoghi: {{{nomedialoghista}}}
Costumi: Tina Grani
Trucco: Marisa Laganga e Emilio Trani
Sfondi: {{{nomesfondo}}}
Premi:
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Prequel: {{{nomeprequel}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}



Sei donne per l'assassino è un film del 1964, diretto da Mario Bava.

È considerato un film estremamente importante per il cinema italiano di genere. Il film, infatti, codificò definitivamente le regole del giallo italiano.[1] Ai tempi fu molto criticato per il suo sadismo.

Trama Modifica

Massimo Morlacchi e la contessa Cristina Cuomo sono i proprietari di un atelier di moda. Una loro modella, Isabelle viene strangolata da un assassino con il volto coperto da un cappuccio bianco. Poco dopo la contessa trova il cadavere della modella dentro un armadio.

Sul posto arriva immediatamente l'ispettore Silvestri, e interroga i presenti. Scopre così che Isabelle era l'amante dell'antiquario Franco Scalo. Poco dopo, durante una sfilata, un'altra modella trova il diario di Isabelle, che contiene rivelazioni compromettenti per tutti. Nicole, amica di Isabelle, se lo fa consegnare, ma si deve allontanare improvvisamente, così lo lascia in custodia a Peggy, un'altra modella. Nicole torna nella sua abitazione, dove l'attende l'assassino senza volto. Dopo un lungo inseguimento la uccide con un guanto chiodato di un'armatura.

Intanto lo stilista Marco, un tossicodipendente, accompagna a casa Peggy, di cui è segretamente innamorato. Peggy però è stata avvertita da una telefonata dell'ispettore Silvestri, che le ha comunicato la scomparsa di Nicole. Peggy, spaventata, manda via Marco. Rimasta sola, brucia il diario di Isabelle. Poco prima che arrivi l'ispettore, l'assassino si introduce nella sua abitazione, cerca il diario, la tramortisce e la porta via. La lega a una sedia e la tortura bruciandole una mano contro una stufa. Peggy riesce a strappare il cappuccio all'assassino, ma questi le brucia la faccia contro la stufa.

L'ispettore convoca al commissariato tutto l'entourage dell'atelier: Scalo, il marchese Morelli, Marco, Massimo Morlacchi e Cesare Lazzarini, un altro stilista. Decide di trattenere tutti.

Intanto all'atelier la modella Greta, nervosa e spaventata, chiede inutilmente alla collega Tao-Li di accompagnarla a casa. Tornata da sola nella propria abitazione, Greta scopre il cadavere di Peggy, nel bagagliaio della sua auto, e lo porta dentro casa. Ad attenderla c'è l'assassino, che la soffoca con un cuscino. Dopo aver trovato questi altri due cadaveri, l'ispettore Silvestri rilascia tutti i sospettati.

All'atelier, Morlacchi scende in un sotterraneo. Arriva la contessa Cristina Cuomo, che confessa di aver ucciso Greta per fornire un alibi a Morlacchi, autore dei primi tre delitti. I due sono amanti. Morlacchi aveva ucciso il marito di Cristina, ed era ricattato da Isabelle. Morlacchi propone a Cristina di uccidere Tao-Li e di simulare un suicidio, in modo da far ricadere la colpa dei delitti sulla modella.

Con un improvviso stacco di montaggio si passa all'assassino che sta annegando Tao-Li nella vasca da bagno. Terminato il delitto l'assassino si toglie il cappuccio, e scopriamo che è la contessa Cristina Cuomo. Qualcuno bussa alla porta. È Morlacchi, ma Cristina non lo sa ed esce sul cornicione, cadendo.

All'atelier Morlacchi preleva i gioielli dalla cassaforte. Sente un rumore: è Cristina, ancora viva, che lo accusa di averla voluta eliminare. Morlacchi tenta di calmarla, ma Cristina gli spara, quindi chiama la polizia e crolla sul suo cadavere.

Produzione Modifica

Il film è una co-produzione italo-franco-tedesca. Fra i produttori della pellicola spicca il nome di Georges De Beauregard, produttore di molti film di Jean-Pierre Melville e Jean Luc Godard.

Riprese Modifica

Le riprese del film iniziarono il 22 novembre 1963, e terminarono l'8 gennaio 1964. Il film fu girato interamente a Roma. Gli esterni furono girati a Villa Pamphili.

Influenze Modifica

Sei donne per l'assassino è stato l'ispiratore inconfessato dei primi film di Dario Argento (la soluzione è infatti la stessa di L'uccello dalle piume di cristallo). L'assassino nero vestito, senza volto e con i guanti sarà uno dei topoi del genere giallo italiano. Altri elementi innovatori del film, che saranno riproposti da altre pellicole del genere sono:

  1. L'introduzione del cosiddetto "body count", vale a dire la sequela di un notevole numero di cadaveri;
  2. Il sadismo dei suddetti omicidi;
  3. Le diverse modalità degli omicidi.[2]

Il critico cinematografico Tim Lucas ha sottolineato che questo film «ha ispirato una massa di registi, da Martin Scorsese a Dario Argento a Quentin Tarantino».[3]

Collegamenti ad altre pellicole Modifica

La sequenza della ragazza nella vasca è riprodotta all'inizio di Matador di Almodóvar con fini masturbatori.

Critiche Modifica

Il film ottenne buone critiche alla sua uscita nelle sale cinematografiche. I commenti si soffermarono sull'uso della fotografia e sul sadismo dei delitti.[1]

Mario Bava ricordava sempre che si mise a ridere quando i critici dei Cahiers du cinéma volevano sapere se ci fosse un nesso tra l'oscillare dell'insegna dell'atelier nell'incipit del film e l'oscillare del telefono alla fine, quando la Bartok muore chiamando la polizia.[1].

In anni più recenti Alberto Pezzotta ha notato che «fin dalla sequenza dei titoli di testa i personaggi si confondono con i manichini dell'atelier, e si somigliano tutti. Assassino e poliziotto si vestono allo stesso modo, mentre è facile fare confusione tra le modelle»[1].

La rivista Nocturno ha scritto: « Trattandosi di un film che codifica un genere "Sei donne per l'assassino" oggi sembra in gran parte "già visto": dall'abito dell'omicida alla serialità degli omicidi, tutto è stato assorbito e perfettamente inglobato dai registi successivi ».[4]

Note Modifica

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 Alberto Pezzotta. Mario Bava. Milano, Il Castoro Cinema, 1995.
  2. Buio in sala n. 1, estate 2004.
  3. Dati forniti dal commento al DVD americano di Tim Lucas.
  4. Autori vari. Genealogia del delitto. Il cinema di Mario e Lamberto Bava. Dossier Nocturno n. 24

Locandina Modifica

Sei donne per l'assassino locandina

La locandina del film

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